Il gigante dimenticato del New Mexico: scoperto l’antenato del Tyrannosaurus rex vissuto 74 milioni di anni fa

Un nuovo studio rivela le origini meridionali dei predatori più iconici della Terra attraverso il ritrovamento di un fossile eccezionale nella Formazione Kirtland

La storia evolutiva dei grandi predatori del Cretaceo si arricchisce di un capitolo fondamentale grazie a una recente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Scientific Reports. Lo studio, condotto dal paleontologo Nicholas Longrich e dal suo team di esperti, descrive il ritrovamento di un reperto fossile straordinario: una tibia di dimensioni colossali rinvenuta nel New Mexico, all’interno del Hunter Wash Member della Formazione Kirtland. Questo osso, risalente a circa 74 milioni di anni fa (tardo Campaniano), appartiene a un tirannosauride di proporzioni inaspettate per l’epoca, aprendo nuove e affascinanti prospettive sull’origine dei giganti che avrebbero dominato il Nord America fino alla fine dell’era dei dinosauri.

Le proporzioni di un predatore da record nel tardo Campaniano

Il reperto catalogato come NMMNH P-25085 consiste in una tibia sinistra lunga ben 960 millimetri con un diametro di 128 millimetri. Per contestualizzare la portata della scoperta, gli autori sottolineano che queste dimensioni corrispondono a circa l’84% della lunghezza e il 78% del diametro della tibia di “Sue”, l’esemplare di Tyrannosaurus rex più grande e completo mai ritrovato. Attraverso sofisticati calcoli di scaling isometrico e allometrico, i ricercatori hanno stimato che questo predatore potesse pesare circa 4.700 chilogrammi, una massa che lo rende di gran lunga il più grande tirannosauro mai identificato in quel periodo geologico. Fino ad oggi, i predatori contemporanei conosciuti, come l’Albertosaurus o il Daspletosaurus, raggiungevano masse notevolmente inferiori, confermando che questo esemplare rappresentava un’eccezione colossale nel panorama ecologico del tempo.

Morfologia e affinità filogenetiche con la tribù dei Tyrannosaurini

L’analisi dettagliata condotta da Longrich e colleghi ha permesso di escludere che l’osso appartenesse al Bistahieversor, l’unico grande tirannosauro precedentemente identificato nella zona, a causa di differenze strutturali marcate nella forma della diafisi e dell’espansione distale. La tibia del New Mexico presenta infatti caratteristiche uniche e derivate che si riscontrano solo nei Tyrannosaurini, il gruppo che include il Tyrannosaurus rex e i suoi parenti asiatici come il Tarbosaurus. Tra queste spiccano la robustezza complessiva dell’osso, il margine laterale quasi rettilineo e, soprattutto, una base di forma marcatamente triangolare che si estende per il 25% della lunghezza totale, un tratto distintivo condiviso esclusivamente con il genere Tyrannosaurus. Queste prove anatomiche suggeriscono fortemente che l’esemplare di Hunter Wash possa essere considerato un antenato diretto o un parente strettissimo dei giganti che avrebbero regnato milioni di anni dopo.

L’ipotesi delle origini meridionali e l’endemismo di Laramidia

La scoperta di questo gigante nel sud della Laramidia, l’antico continente isolato che formava la parte occidentale del Nord America, fornisce un supporto cruciale all’ipotesi di un’origine meridionale per il lignaggio dei Tyrannosaurini. Mentre nelle regioni settentrionali, come l’attuale Alberta in Canada, dominavano forme più snelle di tirannosauri, nel sud sembra essersi sviluppato precocemente un percorso evolutivo verso il gigantismo estremo. Questo fenomeno non riguardò solo i predatori: lo studio menziona come anche altri gruppi di dinosauri, tra cui ceratopsidi, adrosauri e titanosauri, abbiano mostrato tendenze simili verso dimensioni enormi proprio nelle aree meridionali durante il Campaniano. Il New Mexico emerge quindi come un centro di innovazione evolutiva fondamentale, dove le dinamiche ecologiche locali favorirono la nascita di specie con nicchie biologiche uniche e dimensioni senza precedenti.

Implicazioni per la ricerca futura e la biodiversità del Cretaceo

Nonostante l’importanza del ritrovamento, gli scienziati mantengono un approccio cauto, evidenziando come la natura frammentaria del fossile richieda ulteriori scoperte per una classificazione definitiva a livello di specie. Tuttavia, la presenza di questo animale indica che la diversità dei tirannosauri nel sud-ovest degli Stati Uniti era molto più elevata di quanto precedentemente ipotizzato, con la possibile coesistenza di diverse linee evolutive nello stesso ecosistema. Gli autori concludono che future esplorazioni nella Formazione Kirtland e in altre formazioni geologiche contemporanee nel Texas e nel Messico potrebbero rivelare resti ancora più imponenti, aiutando a tracciare con precisione la migrazione verso nord di questi predatori che, alla fine del Maastrichtiano, avrebbero portato alla comparsa del Tyrannosaurus rex su scala continentale.