La Difesa verso l’autonomia energetica: firmato lo storico accordo tra Difesa Servizi e GSE

Transizione ecologica e sicurezza nazionale al centro dell’intesa siglata alla presenza dei Ministri Crosetto e Pichetto Fratin per trasformare le infrastrutture militari in hub di energia rinnovabile

In un’epoca segnata da profonde trasformazioni geopolitiche e dalla necessità impellente di garantire la stabilità degli approvvigionamenti, l’Italia compie un passo decisivo verso la sovranità energetica attraverso le proprie eccellenze istituzionali. Nella giornata di oggi, 31 marzo 2026, presso la prestigiosa cornice del Ministero della Difesa in via XX settembre a Roma, è stato ufficialmente siglato un fondamentale protocollo d’intesa tra Difesa Servizi S.p.A. e il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). L’accordo, firmato dall’Amministratore Delegato di Difesa Servizi, Luca Andreoli, e dall’Amministratore Delegato del GSE, Vinicio Mosè Vigilante, ha visto la partecipazione autorevole del Ministro della Difesa Guido Crosetto e del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, a testimonianza della valenza strategica che questa collaborazione riveste per l’intero sistema Paese.

Un’alleanza strategica per la sicurezza e la resilienza del comparto Difesa

L’intesa nasce dalla volontà comune di promuovere una transizione energetica profonda e strutturata all’interno del comparto militare, puntando su pilastri fondamentali quali l’efficienza energetica, lo sviluppo intensivo delle fonti rinnovabili e l’implementazione di sistemi avanzati di accumulo energetico. In un contesto internazionale caratterizzato da una crescente e preoccupante instabilità geo-energetica, il rafforzamento dell’autosufficienza e della resilienza delle infrastrutture militari diventa una priorità assoluta. Attraverso questa sinergia, non si mira soltanto a ottimizzare i consumi interni, ma anche a ridurre drasticamente l’impatto ambientale del patrimonio immobiliare della Difesa, contribuendo in modo significativo agli obiettivi di decarbonizzazione definiti a livello nazionale.

I numeri della rivoluzione verde dai tetti delle caserme alla rete nazionale

Il percorso intrapreso da Difesa Servizi ha già prodotto risultati tangibili che fungono da solida base per il nuovo protocollo. Ad oggi, la società ha già provveduto all’installazione di ben 27 impianti fotovoltaici, distribuiti su una superficie che supera il milione di metri quadri di terreni e sfiora i 500mila metri quadri di coperture, tra tetti di caserme e arsenali navali. Questa infrastruttura già operativa genera attualmente oltre 150 GWH all’anno di energia pulita. Tuttavia, la vera svolta è rappresentata dalla recente gara attiva denominata Energia 5.0, i cui lotti sono attualmente in fase di aggiudicazione. Una volta completati i nuovi impianti previsti per i prossimi 24 mesi, la produzione salirà di ulteriori 690 GWH all’anno. La somma di questi interventi porterà il comparto a una produzione complessiva di 840 GWH annui, garantendo di fatto la piena autonomia energetica a tutto il comparto Difesa e trasformando il Dicastero in un modello di sostenibilità su scala europea.

Semplificazione amministrativa e benefici per la collettività nazionale

Oltre al raggiungimento dell’indipendenza energetica per le proprie necessità operative, l’accordo triennale prevede un risvolto sociale di grande impatto. A partire dalla prossima gara di imminente pubblicazione, la produzione energetica realizzata sui siti militari non sarà più limitata all’autoconsumo, ma verrà interamente destinata alla collettività nazionale mediante l’immissione diretta nella rete elettrica. Luca Andreoli ha sottolineato come questo protocollo sia fondamentale per accelerare la riqualificazione delle infrastrutture e semplificare le procedure burocratiche, stimolando al contempo gli investimenti del settore privato attraverso procedure di gara trasparente che assicurano un ritorno economico diretto per la Difesa. Questo modello operativo permette di allineare le esigenze militari con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), generando benefici ambientali ed economici nel medio e lungo periodo.

Innovazione tecnologica mobilità sostenibile e nuovi modelli di storage

Il raggio d’azione del protocollo d’intesa si estende ben oltre la semplice installazione di pannelli solari. Il GSE metterà a disposizione le proprie competenze tecnico-specialistiche e gli strumenti incentivanti per supportare Difesa Servizi nel coordinamento di interventi complessi sugli asset infrastrutturali. Una particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo di modelli di cofinanziamento per lo storage energetico e per l’utilizzo di biocarburanti avanzati. Sul fronte dei trasporti, la collaborazione prevede una spinta decisa verso la mobilità sostenibile, con la creazione di una rete capillare di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici e la progressiva sostituzione del parco circolante delle Forze Armate con mezzi a zero emissioni. L’obiettivo è quello di creare modelli replicabili che possano fungere da volano per altre pubbliche amministrazioni, come evidenziato dall’AD del GSE Vinicio Mosè Vigilante.

Formazione e cultura energetica per le figure professionali del futuro

Un elemento distintivo di questa intesa è rappresentato dall’investimento nel capitale umano. Il protocollo prevede infatti l’attivazione di programmi di formazione specialistica rivolti al personale del Ministero della Difesa. L’intento è quello di diffondere una rinnovata cultura energetica e formare nuove figure professionali interne capaci di gestire le sfide poste dall’efficientamento energetico e dalle nuove tecnologie. In questo processo di trasformazione, un ruolo chiave è stato svolto dal Commissario Speciale per lo sviluppo delle Energie Rinnovabili della Difesa, Michele Sirimarco, il cui lavoro, insieme alla squadra allargata del Ministero e di Difesa Servizi, è stato definito fondamentale per il raggiungimento dei traguardi straordinari ottenuti negli ultimi anni. Grazie a questa visione integrata, la Difesa italiana non si limita a proteggere i confini, ma diventa protagonista attiva della sicurezza energetica e della transizione ecologica dell’intera nazione.