Meteo, l’allerta WMO: La Niña ci saluta, ma l’ombra di El Niño incombe

L'ultimo aggiornamento dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale delinea uno scenario di transizione: dopo una fase "neutra" prevista fino a luglio, crescono le probabilità di un ritorno di El Niño. Ecco perché i prossimi mesi saranno decisivi per il clima globale

Il respiro del Pacifico sta cambiando e, con esso, l’intero assetto climatico del pianeta per l’anno in corso. Secondo l’ultimo bollettino ufficiale della World Meteorological Organization (WMO), l’evento di “La Niña” che ha caratterizzato l’ultimo periodo sta ormai svanendo, lasciando spazio a una fase di neutralità che ci accompagnerà per tutta la primavera boreale. Tuttavia, non si tratta di una tregua definitiva: le proiezioni dei centri meteorologici globali indicano una tendenza al riscaldamento delle acque superficiali nel Pacifico equatoriale centrale e orientale, suggerendo che un nuovo episodio di El Niño potrebbe manifestarsi nella seconda metà del 2026. La complessità della transizione è accentuata dalla cosiddetta “barriera della prevedibilità primaverile”, un limite tecnico che rende le stime a lungo termine meno affidabili in questo periodo dell’anno, ma il segnale di un possibile ritorno del “Bambino” è sufficientemente chiaro da aver già attivato i protocolli di sorveglianza internazionale.

La fine di La Niña e la “fase neutra”: le probabilità

I dati attuali indicano che siamo entrati in una fase di transizione. Secondo quanto riportato dall’ultimo aggiornamento della WMO: “I modelli previsionali indicano una probabilità del 60% di condizioni ENSO-neutrali (né El Niño né La Niña) durante il periodo marzo-maggio 2026, probabilità che sale al 70% nel trimestre aprile-giugno“.

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Questa finestra di relativa stabilità oceanica, tuttavia, ha una scadenza ravvicinata. Durante il periodo maggio-luglio, mentre la probabilità di condizioni neutrali scende al 60%, la possibilità di un ritorno di El Niño sale costantemente fino a circa il 40%.

L’eredità del 2024 e il peso del riscaldamento globale

Il ritorno di El Niño è motivo di preoccupazione non solo per gli eventi meteorologici estremi che solitamente scatena (siccità in alcune aree, alluvioni in altre), ma per il suo effetto moltiplicatore sulle temperature medie globali.

Celeste Saulo, Segretario Generale della WMO, ha sottolineato l’importanza di questi dati: “La comunità WMO monitorerà attentamente le condizioni nei prossimi mesi. L’ultimo El Niño, nel 2023-24, è stato uno dei cinque più forti mai registrati e ha svolto un ruolo fondamentale nelle temperature globali record che abbiamo visto nel 2024“.

Cosa aspettarsi per i prossimi mesi?

Nonostante l’incertezza legata alla stagione, il segnale termico è inequivocabile. Per il trimestre marzo-maggio 2026, la WMO prevede un segnale globale diffuso di temperature della superficie terrestre superiori alla media.

Mentre le piogge nel Pacifico equatoriale mostrano ancora una debole persistenza dello schema tipico di La Niña, nel resto del mondo le previsioni sono più variegate. Le previsioni stagionali diventano quindi uno strumento di difesa vitale. Secondo Saulo, infatti, queste analisi “ci aiutano a scongiurare milioni di dollari di perdite economiche e sono strumenti di pianificazione essenziali per settori sensibili al clima come l’agricoltura, la salute, l’energia e la gestione idrica“.