Il 4 marzo 1918 la nave da trasporto di carbone della marina statunitense USS Cyclops (AC-4) lasciò il porto di Barbados diretta a Baltimora. Non arrivò mai a destinazione. A bordo c’erano 306 persone tra ufficiali, marinai e passeggeri. Nessun relitto, nessun messaggio di soccorso, nessuna traccia fu mai ritrovata. A oltre cent’anni dalla scomparsa, la vicenda resta la più grave perdita di vite umane nella storia della Marina degli Stati Uniti non direttamente causata da combattimenti, e uno dei misteri più discussi dell’Oceano Atlantico.
Una nave nata prima della guerra
La Cyclops apparteneva alla classe Proteus, grandi navi cargo progettate per trasportare carbone e altri materiali pesanti destinati alla flotta. Fu varata il 7 maggio 1910 nei cantieri William Cramp & Sons di Philadelphia ed entrò in servizio il 7 novembre dello stesso anno.
Nei primi anni svolse attività relativamente tranquille:
- operazioni lungo la costa orientale degli Stati Uniti e nei Caraibi;
- missioni nel Mar Baltico nel 1911;
- supporto durante l’occupazione statunitense di Veracruz in Messico tra il 1914 e il 1915.
La situazione cambiò con l’ingresso degli Stati Uniti nella I Guerra Mondiale nel 1917. Come molte altre navi civili e di supporto, la Cyclops fu integrata nello sforzo bellico e assegnata al trasporto di materiali strategici.
L’ultima missione
Nel gennaio 1918 la nave, al comando del tenente comandante George Worley, ricevette l’ordine di operare nelle acque brasiliane per rifornire le navi britanniche. Il 16 febbraio 1918 lasciò Rio de Janeiro con un carico di circa 10.800 tonnellate di minerale di manganese, destinato alle acciaierie di Baltimora. Già prima della partenza però erano emersi problemi tecnici:
- il motore di dritta era danneggiato, con un cilindro fuori uso;
- la nave risultava fortemente sovraccarica;
- nello scafo erano presenti circa 4.000 tonnellate d’acqua.
Durante il viaggio la Cyclops dovette fare una sosta non prevista a Barbados perché la linea di galleggiamento aveva superato il limite di sicurezza (la cosiddetta linea di Plimsoll). Nonostante ciò, la nave fece rifornimento di carburante e provviste, aumentando ulteriormente il peso complessivo.
Il 4 marzo 1918 ripartì da Barbados verso Baltimora. L’arrivo era previsto per il 13 marzo.
Non arrivò mai.
L’ultima traccia e la tempesta
Per anni si è creduto che la nave fosse stata avvistata il 9 marzo 1918 al largo della Virginia da una petroliera chiamata Amolco. Tuttavia il comandante della nave negò in seguito quell’avvistamento. Il giorno successivo, il 10 marzo, nella stessa area venne registrata una violenta tempesta segnalata da altre imbarcazioni e dai servizi meteorologici. Quando il 13 marzo passò senza alcuna notizia della nave, la Marina avviò le ricerche, ma non fu trovato assolutamente nulla: nessun rottame, nessuna scialuppa, nessun corpo.
Il 1° giugno 1918, il vice segretario della Marina Franklin D. Roosevelt dichiarò ufficialmente la nave perduta e l’intero equipaggio morto.
Le teorie sulla scomparsa
Nel corso del tempo sono state avanzate numerose ipotesi.
1. Attacco tedesco
Poiché la scomparsa avvenne durante la guerra, inizialmente si pensò a un attacco da parte di sommergibili tedeschi. Il carico di manganese, fondamentale per la produzione di acciaio, sarebbe stato un obiettivo appetibile. Tuttavia le indagini successive indicarono che nessun U-boat operava in quell’area al momento della scomparsa.
2. Problemi tecnici e sovraccarico
Molti storici ritengono oggi più plausibile una combinazione di fattori tecnici:
- il motore danneggiato;
- il carico eccessivo;
- possibili debolezze strutturali dello scafo.
Alcune navi della stessa classe soffrirono infatti di corrosione delle travi interne, aggravata da alcuni tipi di carico minerario.
3. Problemi a bordo
Anche il clima sull’equipaggio potrebbe aver avuto un ruolo. Il comandante Worley era considerato da alcuni marinai eccentrico e incline all’alcol, mentre lui stesso aveva denunciato l’inesperienza del suo equipaggio. Poco prima della scomparsa furono persino segnalate tensioni e un tentativo di ammutinamento, poi represso.
4. Il Triangolo delle Bermuda
La nave attraversò una zona oggi associata al Triangolo delle Bermuda, il che ha alimentato speculazioni su fenomeni misteriosi o paranormali. Tuttavia, la maggior parte degli studiosi considera questa spiegazione più folkloristica che scientifica.
Un mistero ancora irrisolto
Nonostante numerose ricerche e indagini nel corso del XX e XXI secolo, il relitto della USS Cyclops non è mai stato trovato. È come se la nave fosse semplicemente svanita nell’Atlantico insieme ai suoi 306 uomini. Per gli storici navali, il caso della Cyclops resta un esempio di quanto il mare possa essere imprevedibile e spietato, anche in un’epoca già dominata dalla tecnologia moderna. E a più di un secolo dalla sua ultima partenza, la domanda rimane la stessa: che cosa accadde davvero alla USS Cyclops nel marzo del 1918?
