Organi “congelati” per salvare più vite: la nuova tecnologia sperimentale

Una nuova tecnologia sperimentale potrebbe rivoluzionare i trapianti, allungando i tempi di conservazione da poche ore a diversi giorni

Un gruppo di scienziati cinesi ha sviluppato una tecnologia sperimentale che potrebbe cambiare radicalmente il futuro dei trapianti di organi. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, i ricercatori sono riusciti a congelare e conservare reni animali per una settimana, per poi riattivarli e trapiantarli con successo. Lo studio, pubblicato sul Journal of Medical Devices, è stato condotto dal laboratorio statale di scienza e tecnologia criogenica dell’Istituto di fisica e chimica dell’Accademia cinese delle scienze. Il team guidato dalla ricercatrice Rao Wei ha utilizzato una tecnica avanzata di crioconservazione che combina un sistema di perfusione a bassa temperatura con un processo chiamato vitrificazione.

Oggi i tempi per effettuare un trapianto sono estremamente limitati: un cuore deve essere impiantato entro circa 6 ore dal prelievo, i polmoni entro 9 ore, il fegato entro 12 e i reni entro 24. Ciò rende il trapianto spesso una corsa contro il tempo. La nuova tecnologia punta invece ad ampliare drasticamente queste finestre temporali. Nei test di laboratorio, i ricercatori sono riusciti a estendere la conservazione dei cuori animali fino a 24 ore e quella dei reni fino a 7 giorni grazie al raffreddamento in azoto liquido a circa meno 150°C.

Il processo funziona sostituendo l’acqua presente nelle cellule con una soluzione protettiva e raffreddando rapidamente i tessuti. In questo modo si evita la formazione di cristalli di ghiaccio che danneggerebbero le cellule, permettendo agli organi di “vetrificarsi” e restare intatti durante il congelamento.

La tecnologia è ancora in fase sperimentale e non è stata testata sull’uomo. Tuttavia, se confermata, potrebbe trasformare i trapianti da interventi d’urgenza a procedure pianificate, consentendo il trasporto degli organi su distanze molto più lunghe.

Alcuni esperti invitano però alla cautela: un’estensione dei tempi di conservazione potrebbe anche facilitare il traffico illegale di organi. In un contesto di carenza globale di donazioni, la sfida sarà quindi bilanciare innovazione scientifica, sicurezza e controllo etico.