I primi dati sull’affluenza alle urne del referendum sulla giustizia sono ancora molto parziali e poco indicativi rispetto all’esito finale di questa consultazione elettorale, però forniscono alcuni spunti davvero clamorosi rispetto alla geografia del voto e al flop dei sondaggi. Alle ore 12:00, infatti, è andato a votare il 14,92% dei 45 milioni 946 mila e 716 cittadini italiani con diritto di voto. Una cifra decisamente elevata rispetto alle previsioni sondaggistiche, che per questo primo rilevamento avevano indicato una forbice compresa tra l’8 (nello scenario peggiore) e il 12% (nello scenario migliore). I sondaggi prevedevano un’affluenza alle urne intorno al 47%, e invece con questo dato la proiezione si avvicina addirittura al 60%. Una differenza abissale!
Infatti se andiamo a guardare i precedenti storici referendari, il metro di paragone più recente è quello del referendum abrogativo del 2025 quando alle ore 12:00 andò a votare il 7,4% (esattamente la metà di oggi) per un totale che poi fu del 29,8% (esattamente la metà del 60%). In quel caso, però, l’astensione era una scelta nel merito, in quanto l’esito del referendum era legato al quorum. Stavolta non c’è il quorum e per trovare un precedente storico dobbiamo risalire al referendum costituzionale del 2020 quando a fronte di un’affluenza del 12,2% alle ore 12:00, il totale dei votanti fu alla fine del 54%. Oggi siamo già ben oltre quella cifra.
Questa è anche un’indicazione importante per l’esito del referendum, in quanto tutti i sondaggisti concordavano rispetto al fatto che più alta sarebbe stata l’affluenza, più sarebbe stato avvantaggiato il Sì. Al contrario, più bassa sarebbe stata l’affluenza, più sarebbe stato avvantaggiato il No con un confine di vantaggio per il No con un’affluenza inferiore al 45%, per il Sì con un’affluenza superiore al 45%. Una tendenza riscontrata sulla motivazione degli elettori, sempre più prudenti e tentennanti nell’area moderata del Centrodestra a fronte dei soldatini ideologizzati del Centrosinistra con un’alta motivazione al voto. Come abbiamo già visto, siamo di gran lunga oltre questa cifra, anche se è ancora prematuro trarre conclusioni che sarebbero affrettate (saranno decisivi i dati delle 19 per capire se questo è un trend reale o meno).
La geografia del voto e i dati Regione per Regione
Altrettanto interessante la geografia del voto. E anche qui ci sono ottime notizie per i sostenitori del Sì, e pessime per il No. Nelle Regioni del Centro/Nord, in cui secondo tutti i sondaggi il Sì era nettamente in vantaggio, c’è un’affluenza alle urne molto più alta (mediamente superiore al 17%) rispetto a quelle del Sud, dove la prevalenza di voto sarebbe per il No e l’affluenza è inferiore all’11%.
Ecco il dato dell’affluenza alle urne alle ore 12:00 Regione per Regione:
- Emilia-Romagna 19,5%
- Friuli Venezia Giulia 17,9%
- Lombardia 17,5%
- Liguria 17,5%
- Veneto 17,1%
- Toscana 16,9%
- Lazio 16,3%
- Marche 15,6%
- Valle d’Aosta 14,8%
- Piemonte 14,4%
- Umbria 14,4%
- Abruzzo 14,1%
- Sardegna 14,1%
- Trentino-Alto Adige 13,4%
- Puglia 12,1%
- Molise 11,5%
- Campania 11,0%
- Sicilia 10,0%
- Basilicata 9,8%
- Calabria 9,7%
