La speranza è l’ultima a morire, anche a milioni di km dalla Terra. La NASA ha confermato, durante la Lunar and Planetary Science Conference in Texas, di non aver ancora rinunciato a ristabilire i contatti con MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution), la sonda che da oltre 10 anni scruta i segreti dell’atmosfera marziana. Il silenzio è calato improvvisamente il 6 dicembre 2025. MAVEN avrebbe dovuto riprendere le comunicazioni dopo essere transitata dietro il lato oscuro di Marte, ma il segnale non è mai tornato. Le analisi dei frammenti di dati raccolti poco prima del blackout suggeriscono uno scenario preoccupante: la sonda stava ruotando in modo anomalo e si trovava fuori dall’orbita prevista. Fino a due giorni prima, tutto funzionava perfettamente, “senza alcun segno di problemi“, ha dichiarato Louise Prockter, direttrice della divisione di scienze planetarie della NASA. Tuttavia, qualcosa è andato storto proprio nel momento critico del passaggio orbitale.
Una ricerca senza sosta tra le stelle
A complicare le operazioni di recupero è intervenuta una congiunzione solare, un fenomeno astronomico in cui il Sole si allinea perfettamente tra la Terra e Marte, rendendo impossibili le comunicazioni radio per due settimane a causa delle interferenze solari. Con la fine del blocco lo scorso 16 gennaio, la NASA ha intensificato gli sforzi, utilizzando non solo il Deep Space Network, ma anche il potente osservatorio di Green Bank nel West Virginia. In un tentativo quasi disperato, gli ingegneri hanno persino chiesto aiuto a chi si trova già sul suolo marziano: il rover Curiosity ha puntato le sue telecamere verso il cielo nella speranza di individuare un riflesso o una traccia del compagno orbitante, ma senza successo. “Non abbiamo ancora dichiarato ufficialmente perso MAVEN. Lo stiamo ancora cercando“, ha ribadito Prockter, nonostante lei stessa a gennaio avesse definito il recupero “molto improbabile“.
Un’eredità scientifica e logistica
Lanciata nel 2013, MAVEN ha superato ogni aspettativa. Progettata per una missione di un solo anno, ha celebrato il suo 10° anniversario nel settembre 2024. Il suo compito principale è stato fondamentale per la scienza: spiegare come Marte sia passato dall’essere un mondo caldo e umido al deserto gelido che conosciamo oggi, analizzando la progressiva perdita della sua atmosfera. MAVEN però non è solo uno scienziato, è anche un’importante stazione ripetitrice. La sonda gestisce circa il 20% del traffico dati tra la Terra e i rover Curiosity e Perseverance. La sua assenza sta costringendo altre sonde veterane, come la Mars Reconnaissance Orbiter e l’europea Trace Gas Orbiter, a sobbarcarsi un lavoro extra per garantire che le scoperte dal suolo marziano continuino ad arrivare ai nostri computer.
Verso il futuro: nuovi ponti radio per Marte
Mentre una commissione d’inchiesta valuta le ultime possibilità di salvataggio, la NASA guarda già al “dopo“. L’invecchiamento della flotta di orbiter marziani è una preoccupazione concreta. Un recente disegno di legge sul budget ha già stanziato 700 milioni di dollari per un nuovo orbiter di telecomunicazioni ad alte prestazioni. Al contempo, il settore privato preme: Blue Origin ha proposto un proprio satellite per comunicazioni marziane che potrebbe essere pronto al lancio già nel 2028.
Il destino della sonda resta appeso a un filo di onde radio, ma la sua eredità ha già tracciato la strada per le future generazioni di esploratori robotici (e umani) sul Pianeta Rosso.
