La pioggia non si è fermata per giorni, e quando finalmente il cielo ha aperto qualche spiraglio, il paesaggio dell’Alto Molise era irriconoscibile. Strade interrotte, frane, ponti danneggiati, linee elettriche tranciate. In poche ore la montagna ha mostrato tutta la sua vulnerabilità, travolta da una forza che nessuno ha potuto fermare. Situazione critica anche ad Agnone e nei comuni circostanti, dove uomini e mezzi di soccorso continuano a lavorare senza sosta per ripristinare i collegamenti e garantire la sicurezza.
Nel silenzio interrotto solo dai motori delle ruspe e dall’acqua che scorre lungo i pendii, echeggia forte la voce del sindaco di Agnone e presidente della Provincia di Isernia, Daniele Saia: “Siamo fragili, sì. Ma non siamo invisibili“. Parole che colpiscono e raccontano più di mille dati. Perché dietro le colline verdi e i borghi sospesi tra Abruzzo e Molise ci sono comunità che vivono ogni giorno in equilibrio tra bellezza e difficoltà. Gente che non si arrende, abituata a stringere i denti e a rialzarsi, anche quando la montagna cede e sembra non reggere più il peso del cielo.

Il maltempo, con la sua violenza, ha messo in luce una verità troppo spesso ignorata: la montagna non può continuare a essere lasciata sola. Gli interventi d’emergenza servono, ma non bastano. Servono risorse per la prevenzione, per la manutenzione delle strade, per contrastare il dissesto idrogeologico che minaccia sempre più spesso territori già fragili e spopolati.
“La resilienza non può diventare l’alibi del Governo per il nostro abbandono“, ha aggiunto Saia, puntando il dito contro l’inerzia istituzionale. Una frase che riassume il sentimento di molti cittadini: resistere è una virtù, ma non può essere una condanna. L’autosufficienza ha un prezzo, e le comunità di montagna lo pagano ogni inverno, ogni temporale, ogni volta che la natura ricorda quanto sia facile isolarsi quando mancano infrastrutture e investimenti.
Eppure, nonostante tutto, nelle vie di Agnone si respira un sentimento di appartenenza che non si spegne. I commercianti riaprono, i volontari si organizzano, gli agricoltori salvano i terreni più colpiti. La solidarietà corre più veloce delle frane. Quella di Agnone oggi è la storia di tante aree interne italiane: un territorio bellissimo, fragile, ma vivo. E nelle parole del sindaco risuona un messaggio che va oltre i confini provinciali — non basta commemorare la resilienza, occorre riconoscerla, sostenerla e proteggerla.
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