Droni ucraini, Mosca accusa: “componenti prodotti anche in Europa, in quattro aziende italiane”

Il ministero della Difesa russo pubblica un elenco di aziende e località coinvolte nella produzione: Italia, Germania, Spagna e altri Paesi nel mirino

Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che numerosi componenti utilizzati nei droni impiegati dall’Ucraina sarebbero prodotti in diversi Paesi, tra cui Germania, Turchia, Israele, Spagna, Italia e Repubblica Ceca. Secondo quanto riferito da Mosca, queste aziende sarebbero coinvolte nella realizzazione di parti fondamentali utilizzate negli attacchi contro il territorio russo. Le autorità russe hanno inoltre pubblicato un elenco dettagliato con nomi e indirizzi delle imprese coinvolte, puntando il dito contro una presunta filiera produttiva internazionale. Le accuse si inseriscono nel più ampio contesto del conflitto tra Russia e Ucraina, dove anche la componente tecnologica e industriale gioca un ruolo sempre più centrale. Non sono state fornite, al momento, verifiche indipendenti a sostegno di queste affermazioni.

Il ruolo dell’Italia e degli altri Paesi europei

Tra i Paesi citati, figura anche l’Italia, dove – secondo il ministero russo – la produzione avverrebbe in quattro aziende situate tra Veneto, Lombardia e Piemonte. In particolare, una struttura si troverebbe nel veneziano, mentre le altre sarebbero distribuite tra il nord-ovest e il nord-est del Paese. Anche la Spagna è indicata come hub produttivo, con attività concentrate a Madrid, dove verrebbero realizzati componenti chiave come i ricevitori per la radionavigazione satellitare. In Germania, invece, la città di Hanau sarebbe coinvolta nella produzione di motori a pistoni, essenziali per il funzionamento dei droni. La Repubblica Ceca, con Praga, completa il quadro europeo indicato da Mosca, delineando una rete industriale diffusa e articolata.

Produzioni tecnologiche e materiali strategici

Oltre ai motori e ai sistemi di navigazione, il ministero russo sostiene che alcune aziende producano anche moduli per la connessione alle reti cellulari, fondamentali per il controllo remoto dei droni. Un altro elemento citato riguarda la fibra di carbonio, materiale leggero e resistente utilizzato per la costruzione della fusoliera. La produzione di questi componenti, distribuita tra diversi Paesi, evidenzierebbe secondo Mosca un livello elevato di integrazione tecnologica e industriale. In Israele, le città di Haifa e Or Yehuda sarebbero coinvolte nella filiera, mentre in Turchia le attività si concentrerebbero ad Ankara e Yalova. Si tratta di elementi che, se confermati, indicherebbero una catena di approvvigionamento complessa e globale.

Un tema al centro del dibattito internazionale

Le dichiarazioni del ministero della Difesa russo sollevano interrogativi rilevanti sul coinvolgimento diretto o indiretto di aziende straniere nella produzione di tecnologie militari utilizzate nel conflitto. Tuttavia, al momento non risultano conferme ufficiali da parte dei governi o delle aziende citate. La questione potrebbe alimentare tensioni diplomatiche, soprattutto in Europa, dove il tema del supporto all’Ucraina è già oggetto di ampio dibattito politico.