Emissioni in calo del 30% dal 1990: Italia avanti sulla decarbonizzazione, ma i trasporti restano il nodo

Nel 2024 scendono ancora i gas serra grazie a rinnovabili ed efficienza energetica

Nel 2024 l’Italia consolida il percorso di riduzione delle emissioni di gas serra, segnando un -30% rispetto ai livelli del 1990 e un ulteriore calo del 3,6% rispetto al 2023. A trainare il risultato sono soprattutto la diffusione delle energie rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica e la progressiva sostituzione dei combustibili più inquinanti. Tuttavia, il quadro resta complesso: mentre la maggior parte dei settori registra una contrazione, i trasporti continuano a crescere e si confermano tra le principali criticità. Inoltre, per il 2025 si prevede una lieve inversione di tendenza, legata a un maggiore utilizzo del gas naturale nella produzione elettrica.

Emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici in Italia: nel 2024 emissioni in calo del 30% dal 1990

Nel 2024 le emissioni nazionali di gas serra registrano una riduzione del 30% rispetto ai livelli del 1990 e in calo del 3,6% rispetto al 2023, attestandosi a poco più di 360 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Il risultato è legato alla crescente diffusione delle fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico ed eolico, al miglioramento dell’efficienza energetica e alla progressiva sostituzione dei combustibili più emissivi con alternative a minor contenuto di carbonio. Per il 2025 si prevede tuttavia un lieve aumento delle emissioni (0,3%) dovuto soprattutto a un maggiore ricorso al gas naturale per la produzione di energia elettrica, anche in relazione a una riduzione della produzione idroelettrica. Prosegue invece il calo delle emissioni associate all’uso del carbone, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione.

Sono alcuni dei dati elaborati da ISPRA nell’ambito dell’Inventario nazionale delle emissioni dei gas serra e dell’Inventario delle emissioni atmosferiche, trasmessi agli organismi europei e internazionali, in particolare la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e la Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Tutte le informazioni e i documenti correlati sono disponibili sul sito ufficiale dell’ISPRA: http://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/

Non tutti i settori mostrano una riduzione: le emissioni dei trasporti, responsabili del 31% del totale nazionale e per oltre il 90% legate al trasporto stradale, continuano a crescere e risultano superiori di oltre il 10% rispetto al 1990. Insieme ai trasporti, i settori della produzione di energia (18%), del residenziale (18%) e dell’industria manifatturiera (13%) contribuiscono complessivamente a circa l’80% delle emissioni nazionali.

Il contributo emissivo dei diversi settori
Il contributo emissivo dei diversi settori

A partire dai primi anni 2000 si osserva un progressivo disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni di CO₂: dopo una breve ripresa post-pandemica, le emissioni tornano a diminuire mentre il PIL continua a crescere, rafforzando questa tendenza.

Emissioni e crescita economica

Anche sul fronte degli inquinanti atmosferici si registrano riduzioni significative tra il 1990 e il 2024, grazie a efficienza energetica, rinnovabili, innovazione tecnologica, limiti emissivi più severi e combustibili più puliti, tra questi:

  • Ossidi di zolfo −96%
  • Ossidi di azoto −75%
  • Monossido di carbonio −77%
  • Black carbon −67%
  • Cadmio −64%
  • Mercurio−65%
  • Piombo −96%

Il settore energetico resta la principale fonte di emissioni per molti inquinanti (oltre l’80%), mentre i processi industriali incidono soprattutto su particolato, metalli pesanti e inquinanti organici persistenti. Le emissioni di ammoniaca (NH₃), derivano quasi esclusivamente dall’agricoltura (oltre il 90%) mentre il settore dei rifiuti, in particolare l’incenerimento, contribuisce in modo rilevante a black carbon, cadmio, esaclorobenzene e diossine.

Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA: “I dati sulle emissioni di gas serra e sugli inquinanti atmosferici ci consegnano un messaggio chiaro: il percorso intrapreso sta producendo risultati concreti. È un segnale incoraggiante, che dimostra come politiche mirate, innovazione tecnologica e comportamenti responsabili possano davvero fare la differenza. Allo stesso tempo, questi numeri ci ricordano che la sfida non è ancora vinta. Ed è proprio per questo che i progressi vanno letti come uno stimolo ad accelerare, non a rallentare. Come ISPRA e come Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente abbiamo il compito di garantire dati solidi, trasparenti e tempestivi, perché è sui dati che si costruiscono decisioni efficaci e politiche credibili. Abbiamo le competenze, gli strumenti e la consapevolezza per continuare a ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria nel nostro Paese. Il futuro che vogliamo costruire è già in movimento: sta a noi consolidarlo, trasformando i segnali positivi di oggi in risultati strutturali e duraturi per l’ambiente e per la salute di tutti”.