La Russia ha avviato l’evacuazione di 198 dipendenti impegnati presso la centrale nucleare di Bushehr, in Iran, a seguito di un nuovo attacco nell’area dell’impianto. Si tratta del quarto episodio dall’inizio del conflitto che interessa indirettamente la zona, aumentando le preoccupazioni sulla sicurezza delle infrastrutture strategiche. L’operazione era stata pianificata nei giorni scorsi, ma è entrata nella sua fase operativa subito dopo l’ultimo attacco. La decisione riflette un crescente livello di allerta da parte di Mosca, che ha scelto di proteggere il proprio personale tecnico impegnato in un contesto sempre più instabile. La rapidità dell’azione dimostra come il piano fosse già stato predisposto nei dettagli.
Le parole di Rosatom e la gestione dell’emergenza
A confermare l’avvio dell’evacuazione è stato il direttore generale di Rosatom, Alexei Likhatchev, che ha spiegato come l’operazione fosse parte di una strategia già definita. Secondo Likhatchev, “come previsto, abbiamo cominciato oggi la fase principale dell’evacuazione”, sottolineando la tempestività della risposta russa. Ha inoltre precisato che, circa venti minuti dopo l’attacco, i bus con il personale hanno lasciato la centrale dirigendosi verso il confine tra Iran e Armenia.
Rosatom è impegnata nella costruzione di due nuovi reattori all’interno del sito, un progetto di grande rilevanza energetica e geopolitica. Tuttavia, il ripetersi degli attacchi nella zona solleva interrogativi sulla continuità dei lavori e sulla sicurezza complessiva dell’impianto. La situazione attuale potrebbe influenzare non solo i tempi di realizzazione delle infrastrutture, ma anche gli equilibri internazionali legati alla cooperazione nucleare. In questo scenario, l’evacuazione rappresenta una misura precauzionale ma anche un segnale chiaro della crescente instabilità regionale e dei rischi connessi.
