“Gli eventi meteorologici estremi a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni, con frane e allagamenti diffusi, hanno messo in evidenza in modo molto chiaro la fragilità del nostro sistema territoriale. Parliamo di una fragilità che riguarda il paesaggio, le infrastrutture e anche il sistema di risposta alle emergenze”. È quanto ha spiegato in un’intervista all’agenzia Dire Alessandro Izzi, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, riferendosi alla riattivazione della frana di Petacciato, in Molise. “Quello che è accaduto – ha osservato Izzi – non è un fenomeno del tutto nuovo: gli eventi franosi osservati sono, in molti casi, la riattivazione di dinamiche già note e monitorate nel tempo, legate a equilibri geologici delicati”.
La frana di Petacciato ne è un esempio: si riattiva ciclicamente, e l’ultima volta è avvenuto 11 anni fa. Tuttavia, ha evidenziato il Presidente dell’Ordine degli Architetti, “l’intensità e la frequenza crescente degli eventi meteorologici stanno mettendo a dura prova questi equilibri, rendendo più evidente la necessità di un approccio strutturale e non più emergenziale”. Fenomeni che non riguardano di certo solo il Molise: basti pensare che il 95% del territorio nazionale è esposto al rischio di dissesto idrogeologico, cioè a pericoli come frane o alluvioni. Nel caso di Petacciato, inoltre, la frana ha generato non pochi disagi, “con un totale stallo dei collegamenti da Sud verso Nord e viceversa, con tutto quello che ne consegue”, ha ricordato Izzi.
La capacità di risposta delle comunità locali
Accanto a queste criticità, però, secondo il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, “emerge con forza anche un elemento positivo: la straordinaria capacità di risposta delle comunità locali. In particolare, quella molisana ha dimostrato ancora una volta grande resilienza e spirito di collaborazione, attivandosi rapidamente per fronteggiare situazioni spesso complesse e, a tratti, surreali”.
Il ruolo delle professioni tecniche
È proprio in questo contesto che, ha affermato Izzi, “diventa fondamentale il ruolo delle professioni tecniche. Architetti, ingegneri e geologi devono essere coinvolti in maniera sempre più integrata, non solo nella gestione dell’emergenza, ma soprattutto nella prevenzione. La prevenzione è la vera chiave: significa conoscere il territorio, pianificarne l’uso in modo consapevole e progettare interventi che tengano conto dei rischi”.
In particolare, ha aggiunto, “il ruolo degli architetti è centrale nella pianificazione territoriale sostenibile, nella progettazione del paesaggio e nella definizione di strategie di mitigazione del rischio idrogeologico. Non si tratta solo di costruire, ma di costruire meglio, in armonia con le caratteristiche e i limiti del territorio. Da qui nasce una riflessione importante: è necessario rafforzare e aggiornare gli strumenti di pianificazione, come i piani di governo del territorio, affinché possano fornire indicazioni chiare ed efficaci per la salvaguardia del suolo e una gestione integrata del rischio. Solo attraverso una visione strategica e condivisa – ha concluso – sarà possibile ridurre la vulnerabilità dei nostri territori e affrontare con maggiore consapevolezza le sfide future”.
