Frana Petacciato, notte di traffico paralizzato: fari accesi e colonne infinite sulla dorsale adriatica | VIDEO

La Statale 650 Trignina e le strade interne sono state rapidamente congestionate dal traffico deviato

Il riattivarsi della frana di Petacciato ha trasformato la dorsale adriatica in un imbuto di lamiere e fari accesi, con colonne di auto e tir bloccati per ore, anche in piena notte, tra Abruzzo e Molise. Nel primo pomeriggio del 7 aprile i sensori piazzati sul versante di Petacciato hanno registrato nuovi movimenti del terreno: in pochi minuti scatta la chiusura dell’A14 tra Vasto Sud e Termoli, in entrambe le direzioni, per verifiche sul viadotto Cacchione.

All’interno del tratto transennato il traffico si congela, con automobilisti e camionisti costretti a fermarsi dove capita, senza possibilità di uscita immediata. Nel giro di un’ora i chilometri di coda si moltiplicano: tre verso Pescara, uno verso Bari nelle prime fasi, poi le colonne si allungano fino a superare i dieci chilometri in alcuni segmenti, complici anche le chiusure decise tra Poggio Imperiale e Vasto Sud.

Code infinite tra caselli e statali

L’uscita obbligatoria di Vasto Sud diventa il primo imbuto: qui la fila raggiunge cinque chilometri, con tempi di percorrenza moltiplicati per tre rispetto alla norma. In direzione opposta, tra San Severo e Termoli, la colonna di veicoli tocca i tredici chilometri: per coprire il tratto servono oltre novanta minuti, circa un’ora in più del solito, mentre i pannelli a messaggio variabile avvisano di “coda in aumento” e “uscita obbligatoria per frana”. Sulle rampe dei caselli, clacson e quattro frecce accese diventano la colonna sonora di un pomeriggio che assomiglia a un esodo estivo, ma senza ferie né valigie in spiaggia.

L’incubo della viabilità alternativa

Al di fuori dall’autostrada, il disagio non è minore: la chiusura della statale 16 Adriatica e dello stesso tratto ferroviario, già interrotti per il dissesto, scarica tutto il traffico sulla Statale 650 “Trignina” e su una fitta rete di strade provinciali pensate per un traffico locale, non per sostenere la spina dorsale nord-sud del Paese. Autostrade per l’Italia indica percorsi obbligati: da Vasto Sud si devia verso l’interno seguendo Isernia e Campobasso prima di tornare a Termoli, mentre chi viaggia verso nord deve ripercorrere lo stesso itinerario in senso inverso, con continui rallentamenti nei centri abitati. Per le lunghe percorrenze, il consiglio ufficiale è di dimenticare l’Adriatica e piegare verso la A1, la A16 e la A30, in una sorta di lunghissimo aggiramento della frana che allunga i tempi e moltiplica i chilometri di viaggio.

La notte dei fari accesi

Quando scende il buio, le luci dei veicoli disegnano una scia continua sulle colline tra Vasto e Termoli, come si vede anche nell’immagine notturna catturata dai pendii che dominano il tratto interessato. Le code non si dissolvono con il calare del sole: lungo la A14, sulla Trignina e sulle secondarie si procede a passo d’uomo, con automobili e tir in colonna, autisti che scendono a prendere aria, bambini che dormono sui sedili posteriori mentre i genitori consultano le mappe sul telefono in cerca di un varco inesistente. Nei punti più critici intervengono polizia stradale, protezione civile e personale autostradale, distribuendo acqua e informazioni, cercando di calmare gli animi di chi è fermo da ore e non sa a che ora arriverà a destinazione.

Un corridoio spezzato, tempi lunghi

Con autostrada, statale e ferrovia interrotte nello stesso punto, il corridoio adriatico si ritrova letteralmente spezzato in due, costringendo migliaia di automobilisti, pendolari, camionisti e turisti a fare i conti con un collo di bottiglia destinato a durare. I tecnici parlano già di settimane, se non di mesi, per mettere in sicurezza il versante e garantire un ripristino pieno e stabile dell’infrastruttura, mentre nel frattempo il traffico dovrà convivere con deviazioni, restringimenti e limiti di velocità che rallenteranno ogni spostamento lungo la costa.

Per chi deve mettersi in viaggio in questi giorni, l’unico vero consiglio è programmare con largo anticipo, verificare in tempo reale la situazione e considerare percorsi alternativi, accettando l’idea che, finché la frana di Petacciato continuerà a muoversi, la velocità sulla dorsale adriatica resterà ostaggio di questo tratto di collina affacciato sul mare.

Frana Petacciato, notte di traffico paralizzato

Previsioni Meteo, la prossima settimana torna il maltempo con un grande ciclone Afro/Mediterraneo