Secondo quanto riportato dal quotidiano El País, il mese di marzo ha segnato un punto di svolta per il mercato energetico spagnolo. Nel primo mese della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la Spagna ha registrato un aumento drastico delle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dalla Russia. I dati forniti da Enagás indicano che Madrid ha acquistato 9.807 GWh di GNL russo, pari al 26,1% del totale importato. Si tratta di un incremento del 123% rispetto allo stesso mese del 2025, quando le forniture si attestavano a 4.393 GWh. Questo volume rappresenta il livello più alto mai registrato in un singolo mese nella storia delle relazioni energetiche tra Spagna e Russia. Un dato che evidenzia come le dinamiche geopolitiche possano rapidamente ribaltare strategie e priorità energetiche, anche in un contesto europeo segnato da tentativi di riduzione della dipendenza da Mosca.
La guerra con l’Iran e il ruolo cruciale dello Stretto di Hormuz
L’aumento delle importazioni non può essere compreso senza considerare il contesto della guerra in corso con l’Iran e le sue ripercussioni sulle rotte energetiche globali. Lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il transito di petrolio e gas provenienti dal Golfo Persico, è diventato un punto critico a causa delle tensioni militari. Il rischio di interruzioni o rallentamenti nei flussi ha spinto molti operatori energetici a cercare fornitori alternativi più sicuri e immediatamente disponibili.
Oltre ai fattori geopolitici, un elemento decisivo è rappresentato dal prezzo. Il gas russo, secondo diverse fonti del settore, risulta attualmente più competitivo rispetto ad altre alternative disponibili sul mercato globale. Questa convenienza economica ha spinto importatori e aziende energetiche a privilegiare contratti con la Russia, nonostante le tensioni politiche. Nel 2025, infatti, Mosca è diventata il terzo fornitore di gas della Spagna, consolidando una posizione già significativa nel panorama energetico europeo. La combinazione tra prezzi vantaggiosi e maggiore sicurezza delle rotte ha quindi accelerato una tendenza che potrebbe avere effetti anche nel medio periodo. Tuttavia, resta aperta la questione della sostenibilità politica di questa scelta, soprattutto in un contesto internazionale segnato da sanzioni, alleanze strategiche e crescenti pressioni per la diversificazione energetica.
