Nel pieno della guerra in corso in Iran, lo Stretto di Hormuz torna a essere uno dei punti più sensibili del pianeta. Secondo quanto riportato da CNN, almeno nove navi commerciali hanno attraversato il passaggio marittimo dopo l’entrata in vigore del blocco navale dichiarato dagli Stati Uniti, operativo dalle ore 16 italiane di ieri. Si tratta di un dato rilevante, considerando l’importanza strategica dello stretto, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Tuttavia, le autorità militari americane hanno sottolineato che non vi sono state violazioni delle restrizioni nelle ultime 24 ore, suggerendo che tali movimenti rientrino nei limiti consentiti. Il blocco, infatti, non è totale ma mirato, e si inserisce in una più ampia escalation regionale che coinvolge interessi energetici, militari e geopolitici.
Le regole del blocco e la posizione del Centcom
Il United States Central Command ha chiarito che il blocco navale riguarda esclusivamente il traffico diretto verso i porti iraniani o in uscita da essi. Questo significa che le navi dirette verso altri Paesi possono continuare a transitare nello stretto, purché rispettino determinate condizioni. Una distinzione che cerca di bilanciare la pressione su Teheran con la necessità di non interrompere completamente i flussi commerciali globali. In un contesto già altamente instabile, una chiusura totale dello Stretto di Hormuz avrebbe conseguenze devastanti sui prezzi del petrolio e sull’economia mondiale. Il Centcom insiste quindi su un approccio selettivo, ma resta il dubbio su quanto sia effettivamente possibile controllare ogni singola imbarcazione in un’area così trafficata e complessa.
Navi sanzionate e tracciamenti incerti
A rendere ancora più delicata la situazione è la presenza, tra le navi transitate, di imbarcazioni già sotto sanzioni statunitensi. Secondo la società francese Kpler, specializzata nel monitoraggio dei flussi globali di materie prime, tra queste figurano la petroliera “Rich Starry” e la “Elpis”, entrambe collegate all’Iran. I dati di MarineTraffic indicano anche il passaggio della portarinfuse “Christianna” e della petroliera “Murlikishan”, anch’essa inserita nei programmi sanzionatori USA. A queste si aggiungono una petroliera di una compagnia cinese e una nave per il trasporto di GPL. Tuttavia, la stessa CNN sottolinea che tali informazioni non possono essere verificate in modo indipendente, poiché i sistemi di tracciamento marittimo sono soggetti a errori, interruzioni e pratiche di spoofing, che permettono di falsificare la posizione delle navi.
L’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz rappresenta un indicatore chiave delle tensioni legate alla guerra in Iran. Ogni movimento navale viene osservato con attenzione dai mercati e dai governi, consapevoli dell’impatto che eventuali interruzioni potrebbero avere sull’approvvigionamento energetico globale. Lo Stretto di Hormuz si conferma non solo come un crocevia commerciale, ma anche come uno dei principali fronti invisibili della crisi internazionale in corso.
