La corsa allo Spazio di Jeff Bezos subisce un brusco rallentamento dopo il fallimento della 3ª missione del colosso New Glenn, il razzo riutilizzabile su cui Blue Origin punta per sfidare il dominio di SpaceX. Durante il lancio avvenuto domenica dalla Cape Canaveral Space Force Station, un’anomalia tecnica allo stadio superiore ha impedito il corretto posizionamento in orbita di un satellite destinato alla connettività mobile globale. Sebbene il primo stadio sia riuscito a completare un rientro controllato atterrando con precisione sulla piattaforma oceanica, il motore superiore non ha generato la spinta necessaria per raggiungere l’altitudine operativa prevista dai tecnici. Il carico utile, appartenente alla società AST SpaceMobile, è rimasto bloccato in una traiettoria troppo bassa, finendo per rientrare prematuramente nell’atmosfera terrestre poche ore dopo il decollo. La Federal Aviation Administration ha immediatamente ordinato la messa a terra del vettore in attesa che un’indagine approfondita chiarisca le dinamiche del malfunzionamento meccanico rilevato.
Un errore di spinta fatale per la missione
Il CEO di Blue Origin, Dave Limp, ha confermato che i dati preliminari indicano una carenza di spinta in uno dei motori dello stadio superiore. Questo deficit di potenza ha reso impossibile per il satellite raggiungere il network orbitale di AST SpaceMobile, progettato per fornire servizi di telefonia satellitare direttamente agli smartphone. La conseguenza immediata è stata la distruzione del carico: secondo lo U.S. Space Force, il satellite e lo stadio del razzo sono bruciati rientrando nell’atmosfera già nella giornata di ieri.
L’incidente ha avuto ripercussioni immediate anche sui mercati finanziari, con il titolo di AST SpaceMobile che ha ceduto oltre il 6% a Wall Street. Nonostante la società abbia dichiarato che la perdita economica sarà coperta dalle assicurazioni, il ritardo tecnologico pesa sul piano di espansione della rete. Blue Origin dovrà ora guidare l’indagine sotto la stretta supervisione della FAA, che dovrà approvare ogni azione correttiva e il rapporto finale prima di concedere nuovamente il permesso di volo. L’obiettivo dell’azienda era di effettuare una decina di lanci entro la fine dell’anno, un traguardo che ora appare difficile da raggiungere.
Il futuro lunare e la sfida a Musk
Il New Glenn è un colosso alto 98 metri, battezzato in onore di John Glenn, il primo americano a orbitare intorno alla Terra nel 1962. Questo incidente rappresenta una sfida non trascurabile per la NASA, che ha selezionato questo vettore per trasportare i lander lunari Blue Moon nell’ambito del programma Artemis. La tabella di marcia per il ritorno dell’uomo sulla Luna vede Blue Origin in competizione diretta con Starship di SpaceX, quest’ultima già in lizza per far sbarcare gli astronauti sul suolo lunare a partire dal 2028.
Mentre Elon Musk consolida il primato di Starlink, Jeff Bezos sta cercando di recuperare terreno con progetti ambiziosi come TerraWave, che prevede il lancio di migliaia di satelliti per l’internet a banda larga. Anche Amazon sta entrando pesantemente nel settore con il progetto Leo, dopo l’acquisizione di un produttore di satelliti per 11 miliardi di dollari. Il fallimento di New Glenn evidenzia quanto sia complessa la gestione di questi giganti tecnologici e quanto la strada verso una rete satellitare globale sia ancora disseminata di imprevisti tecnici e burocratici.

