La fantomatica faglia di Cannitello e le speculazioni sul Ponte sullo Stretto: Gianluca Valensise (INGV) va sul campo alla ricerca della verità

Il sismologo dell'INGV analizza sul campo la natura della scarpata di Villa San Giovanni per smentire gli allarmismi e chiarire definitivamente la struttura geologica del sottosuolo attraverso profili sismici e indagini dirette
gianluca valensise
Foto di Salvatore Dato © MeteoWeb
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Negli ultimi mesi, l’attenzione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica si è a lungo concentrata su un lembo di costa calabrese, precisamente a Cannitello, frazione di Villa San Giovanni, dove oggi pomeriggio il ricercatore dell’INGV Gianluca Valensise ha avviato un’importante attività di studio sul campo. Valensise, riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi esperti di sismologia nell’area dello Stretto di Messina, ha deciso di intervenire direttamente per analizzare quella che viene comunemente, ma spesso impropriamente, definita la faglia di Cannitello. La missione del ricercatore nasce dall’esigenza di fornire risposte certe basate su evidenze empiriche, superando le interpretazioni superficiali che negli ultimi mesi hanno alimentato il dibattito pubblico. Essere un ricercatore, come sottolineato dallo stesso Valensise ai microfoni di MeteoWeb, significa innanzitutto voler capire come funzionano i sistemi naturali, rifuggendo dalle verità precostituite per abbracciare il rigore del metodo scientifico.

Le metodologie d’indagine per lo studio del sottosuolo calabrese

Per dirimere la questione geologica che interessa il sito di Cannitello, Valensise e il suo team si avvalgono di tecnologie avanzate capaci di “leggere” ciò che si nasconde sotto la superficie. Uno dei metodi principali consiste nell’esecuzione di profili sismici, una tecnica che prevede l’invio di onde sismiche controllate nel terreno. Queste onde, viaggiando attraverso i vari strati di roccia, vengono riflesse dalle diverse formazioni geologiche e tornano in superficie, dove vengono registrate da appositi sensori. L’analisi di queste riflessioni permette di ricostruire una mappa precisa del sottosuolo, evidenziando se esistano o meno fratture attive o superfici di scorrimento tipiche di una struttura tettonica. In alternativa o a completamento di queste analisi, la scienza prevede la possibilità di effettuare uno scavo nella scarpata. Questa indagine diretta consente di osservare visivamente la stratigrafia e capire se la morfologia del terreno sia frutto di un movimento tettonico o di processi erosivi marini.

Faglia attiva o falesia di un’antica spiaggia: il nodo della questione

Il cuore della ricerca di Gianluca Valensise risiede nella distinzione tra una fantomatica pericolosa struttura sismogenetica e invece una formazione geologica del tutto innocua. Molti esperti, infatti, ritengono che la cosiddetta faglia di Cannitello non sia affatto una faglia, bensì una falesia di un’antica spiaggia, ovvero un gradino morfologico creato dal mare migliaia di anni fa durante le variazioni del livello marino. Se l’indagine sul campo dovesse confermare la natura di falesia, crollerebbe definitivamente ogni ipotesi di pericolosità immediata legata a quel sito specifico. Se invece si trattasse realmente di una faglia, i ricercatori dovrebbero individuare chiaramente delle superfici di scorrimento o altre evidenze strutturali che indichino un movimento della crosta terrestre. Al momento, la visione predominante nella comunità scientifica propende per l’ipotesi della spiaggia antica, ma il sopralluogo attuale serve proprio a chiarire tutto definitivamente e a non lasciare spazio a dubbi interpretativi.

Il dibattito sul Ponte sullo Stretto e la smentita dell’allarmismo

La questione della faglia di Cannitello assume un rilievo politico e sociale notevole a causa della sua vicinanza al sito dove dovrebbe sorgere il pilone calabrese del Ponte sullo Stretto. Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le speculazioni secondo cui la presenza di questa presunta faglia renderebbe l’opera irrealizzabile o estremamente pericolosa. Valensise ha ribadito che tali posizioni rappresentano un allarmismo ingiustificato, già ampiamente smentito dai dati scientifici raccolti nel corso dei decenni dai progettisti e dai geologi che hanno lavorato al progetto dell’opera. Nonostante la scienza abbia già fornito ampie rassicurazioni sulla stabilità dell’area e sulla capacità ingegneristica di gestire la sismicità della zona, il ricercatore dell’INGV ha scelto di tornare sul campo per fugare ogni residuo dubbio e proteggere il dibattito pubblico da informazioni distorte. La sicurezza di una grande infrastruttura passa per la conoscenza profonda del territorio e l’obiettivo di questo studio è proprio quello di certificare l’assenza di criticità insormontabili legate a strutture sismiche nel sito di Cannitello.

La curiosità scientifica come antidoto alle fake news geologiche

Il valore aggiunto del lavoro di Gianluca Valensise risiede nella sua natura di ricercatore puro, spinto dalla curiosità intellettuale e dalla volontà di documentare la realtà dei fatti. In un’epoca in cui la comunicazione viaggia velocemente e spesso senza filtri, il rischio che un termine tecnico come “faglia” venga utilizzato in modo improprio per generare paura è molto alto. L’approccio di Valensise mira a riportare il baricentro della discussione sul piano dei dati oggettivi. Anche se la sua convinzione scientifica lo porta a ritenere che quella di Cannitello sia soltanto una falesia, il sismologo non si accontenta delle ipotesi e cerca la prova regina attraverso le onde sismiche e l’osservazione diretta delle rocce. Questo rigore non serve solo a confermare la fattibilità del Ponte sullo Stretto, ma contribuisce in generale alla comprensione della complessa evoluzione geologica dello Stretto di Messina, una delle aree più affascinanti e studiate del Mediterraneo. Solo attraverso la ricerca sul campo si può mettere fine alle leggende metropolitane e restituire alla scienza il suo ruolo di guida nelle scelte strategiche per il territorio.

L’intervista completa:

Valensise (INGV) a caccia della fantomatica faglia di Cannitello: "sul campo per fugare ogni dubbio"