Non è rimasto quasi nulla. Solo qualche palo di legno, inclinato e segnato, che affiora dall’acqua come un ricordo che non vuole andarsene. Il resto è mare. Il trabocco di località Canale a Vasto ha ceduto sotto le mareggiate di questi giorni. In poche ore, il mare ha portato via un pezzo di storia, di paesaggio e di identità. Per Vasto e per tutta la Costa dei Trabocchi non era solo uno strumento da pesca. Era una firma sull’orizzonte. E aveva qualcosa che lo rendeva ancora più raro: era uno degli ultimi, forse l’ultimo della zona, a fare ancora il suo mestiere. Non era diventato un ristorante. Pescava. Per questo il suo crollo non è solo la perdita di una struttura in legno. È la fine di un modo di stare sul mare.
I turisti lo cercavano apposta. Quell’intreccio di pali, funi e passerelle sospese tra cielo e acqua era il volto di un Abruzzo capace di tenere insieme fatica e bellezza. Ma il crollo non è arrivato all’improvviso. A febbraio una prima mareggiata aveva già colpito duro: la passerella d’accesso era crollata, travolta dalle onde. Un segnale chiaro. In molti avevano sperato in un recupero. Il mare però non aspetta. È tornato, e questa volta ha portato via tutto.

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