“Mitigazione del rischio sismico in Calabria – Interventi sul costruito esistente: rinforzi strutturali e adeguamento sismico con sistemi FRP, FRCM, CRM, FRC, tecnologie di isolamento e dissipazione sismica”. Questo il titolo del convegno tenutosi nella mattinata odierna presso la sala Leonida Repaci di Palazzo Alvaro, a Reggio Calabria. Evento promosso da G&P Intech – Innovative and Building Technologies e International Hirun, in collaborazione con la Città Metropolitana di Reggio Calabria, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Reggio Calabria, l’Ordine dei Geologi, l’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e il Collegio Provinciale dei Geometri e Geometri Laureati di Reggio Calabria.
Può verificarsi un nuovo terremoto del 1908 nell’area dello Stretto di Messina?
Il prof. Giuseppe Mandalgio, geologo e già docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria in “Geologia Applicata”, ha analizzato la sismicità dell’area dello Stretto sottolineando come essa differisca da altre zone d’Italia: “l’area dello Stretto è vulnerabile perchè concorrono situazioni particolari in mezzo a quelle generali del territorio calabrese. La discontinuità fisica tra Aspromonte e Monti Peloritani, in pratica la stessa struttura, ma separate e collegate solo da un diaframma sottomarino. E hanno anche faglie molto più lunghe che altrove. L’intensità sismica, la pericolosità, la magnitudo del terremoto è funzione diretta della lunghezza della faglia moltiplicata per il suo spostamento. Qui concorrono queste due condizioni. La faglia vera e propria non è nota in tutta la sua dimensione, ciò che è noto è che ha una magnitudo fino a 7.1, la massima teorica può essere anche superiore. La discontinuità geologica, quella stratigrafica, la dimensione della faglia e la sua caratteristica producono effetti di amplificazione che generano elevata pericolosità sismica”.
Il prof. Mandaglio ha sottolineato come a Reggio Calabria, nel 1975, sia avvenuto un terremoto di magnitudo 5.25, identico a quello che ha distrutto l’Emilia-Romagna nel 2011, pur senza provocare alcun danno. “Se questa stessa magnitudo si fosse verifica in una città nella quale non si fosse verificata la distruzione precedente, le case fatte nel 1500 non avrebbero resistito. Ai cittadini posso dire che se sono in una casa che ha un minimo di resistenza sismica, la casa non collassa, possono collassare le strutture complementari. È importante specificare che se resiste il tetto, ma crolla la parte, si muore lo stesso. Sulle opere complementari c’è tanto da fare, devono essere legate al cemento armato che dà all’edificio, alla casa, alla scuola, ala capacità di resistere all’evento sismico. Il terremoto è un mostro di cui non vediamo le dimensioni, vediamo gli effetti istantanei, poi scompare, vediamo la distruzione. Ma da essa, scienza e tecnica hanno imparato molto”.
Impossibile non fare un riferimento al terremoto del 1908: c’è la possibilità che un evento del genere si ripeta? L’analisi del prof. Mandaglio è chiara: “in linea di principio, un terremoto con la magnitudo del 1908 non è probabile che possa accadere nei tempi di ritorno della vita umana ordinaria. Secondo le dimensioni della faglia che può avere generato quell’evento, la sua attività e il tempo che impiega per ricaricare tanta energia come una molla, per poi liberarla e produrre quella magnitudo sismica è normale che ci passi del tempo. Secondo calcoli pessimistici, un altro terremoto del genere può avvenire tra 800-1000 anni. Non è detto però che si carichi un’altra faglia. Ma non quella del 1908. Ecco perchè la ricerca scientifica è indispensabile. Ai cittadini dico di rispettare le norme del buon costruire, non rispettare la legge equivale a delinquere. Se le rispettiamo, siamo certi che il collasso degli edifici non avverrà. E poi realizzare l’adeguamento sismico degli edifici, delle scuole, per dare una maggiore tranquillità, quella assoluta non ci sarà mai“.
Prof. Raffaele Pucinotti: “manutenzione e vita utile essenziali per le strutture”
Raffaele Pucinotti, Professore di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, si è concentrato sugli interventi che “a Reggio Calabria stiamo lavorando su questi aspetti, attraverso tecniche di interventi come gli esoscheletri, che ci consentono di intervenire non solo sulla parte sismica ma anche energetica, attraverso la realizzazione di facciate ventilate o il rinforzo di elementi secondari che, tra l’altro, hanno provocato delle vittime: una tamponatura che collassa dal 5° piano può determinare la perdita di vita umane. Il problema non è degli elementi portanti principali, ma anche di quelli secondari. Ho voluto porre l’attenzione su quanto facciamo a Reggio Calabria in termini sperimentali e di ricerca numerica.
Ogni struttura è soggetta al degrado, più o meno accentuato, dipende dai materiali. Gli interventi devono essere monitorati e gestiti in modo adeguato, per far sì che l’intervento risolutivo non avvenga in un’unica soluzione, quando ormai la struttura ha raggiunto la fine della vita, ma una continua manutenzione, con interventi più diffusi e meno invasivi nel tempo, ci porta a soluzioni più efficaci allungando la vita utile della struttura. L’intervento degli esoscheletri ci permette di intervenire sulla struttura dall’esterno, senza dover interromperne l’uso“.
Ing. Giorgio Giacomin: “materiali compositi, isolatori e dissipatori possono fare la differenza nell’area dello Stretto”
L’Ing. Giorgio Giacomin, Direttore Tecnico G&P Intech Calabria e Sicilia, ha informato su materiali compositi e sistemi di dissipazione e isolamento sismico: “stiamo cercando di portare attenzione in un territorio così sismico come la regione Calabria, come la città di Reggio Calabria, un’attenzione particolare anche dal punto di vista non solo tecnico, istituzionale, professionale, ma anche alla cittadinanza, il fatto è che c’è la necessità di cominciare a ragionare in termini di mitigazione del rischio per tutti, non è solo un fatto che interessa il settore pubblico, ma anche il settore privato.
È chiaro che c’è un problema di risorse, questo è indiscutibile, però è anche vero che partendo da quello che oggi c’è dal punto di vista tecnico e scientifico, ci sono i materiali compositi, gli isolatori, i dissipatori, sono tecniche ampiamente collaudate che rispondono bene in questo campo. E’ importante che le persone lo sappiano, che sappiano che possono utilizzare queste tecnologie che anche possono presentare dei costi molto interessanti a livello poi di recupero se stiamo parlando di un esistente, ma anche sull’opera nuova.
Oggi per me un ospedale, una scuola, dovrebbe essere per sua natura, in un territorio ad alta sismicità, non so in area 1 o in area 2, dovrebbe necessariamente essere dotato di strumenti per esempio di isolamento, cioè in modo tale da garantire, da dare la massima garanzia ai fini, un domani, di un evento di un certo tipo. Dobbiamo cioè, cercare di passare da una logica emergenziale che è un po’ tipica, un po’ se vogliamo nel nostro Paese, a una logica di prevenzione e quindi cercare di spostare l’attenzione prima dell’evento e non dopo l’evento, anche perché sappiamo che gli eventi arrivano, è questione di tempo, non possiamo sapere quando, ma gli eventi ritornano. Quindi, mettere in sicurezza come hanno fatto nel mondo paesi importanti come gli USA in California, Giappone eccetera. Anche per noi in Italia, che abbiamo un know-how di primissimo livello, ritengo che sia importante
prendere atto che esiste questa possibilità oggi.
Quanto le nuove tecnologie possono incidere sull’aera dello Stretto? Credo moltissimo, perché è ovvio che il nord Italia presenta dei rischi sempre di un certo livello, ma non paragonabili ai rischi che abbiamo qui, nella zona dello stretto e in Calabria in generale. È una questione geologica, è una questione geotecnica, per cui dobbiamo prendere atto di questo. Però è anche vero che qui c’è un patrimonio vulnerabile, molto vulnerabile, un conto della pericolosità, un conto della vulnerabilità: quindi, case che non reggerebbero un piccolo sisma, non è pensabile averle, anche perché, ripeto, la prevenzione diventa un elemento chiave di tutto.
Non parlo solo di sismica, perché parliamo anche di dissesto idrogeologico, che è un altro tema che ha colpito anche il territorio, sono anche fenomeni che vanno di pari passo, quindi è necessario un grande piano. Questo dipende da risorse, ma dipende anche da una capacità nostra, a livello istituzionale, locale e nazionale, di riuscire a creare dei piani di medio-lungo periodo per la messa in sicurezza del territorio. Riguarda il settore pubblico e riguarda il settore anche privato.
Il PNRR è stato interessante, ma come si possono spendere 200 miliardi in due anni e mezzo? Il problema è che noi stiamo dando dei valori temporali anche ai capitoli di spesa per cui alla fine perderemo una parte di questi fondi, questo lo dico a livello nazionale. Bisogna invece riuscire a programmare qualcosa di più strutturato e di più lungo nel tempo“.


