Non era solo acqua: la forza nascosta all’interno dello tsunami del 2011 in Giappone che ha cambiato tutto

Mentre lo tsunami si spostava sulla terraferma, raccoglieva grandi quantità di argilla e limo, diventando molto più denso e formando quello che i ricercatori chiamano un fronte detritico

Le coste ricche di fango potrebbero essere esposte a un rischio maggiore di tsunami, almeno questo potrebbe essere stato il caso dello tsunami di Tōhoku-oki del 2011, in Giappone, che ha ucciso più di 19.000 persone e ha portato al disastro nucleare di Fukushima Daiichi. Secondo un nuovo studio, pubblicato sul Journal of the Geological Society, il fango potrebbe aver reso le catastrofiche onde oceaniche più distruttive di quanto sarebbero state altrimenti.

Misurare la potenza dell’onda

L’11 marzo 2011, un potente terremoto al largo della costa di Honshu, l’isola principale del Giappone, ha innescato un enorme tsunami. Un muro d’acqua ha spazzato via barche, auto ed edifici mentre si riversava nell’entroterra. Patrick Sharrocks dell’Università di Leeds e colleghi hanno studiato i filmati delle riprese aeree dell’evento, osservando come l’onda passava accanto a specifici punti di riferimento, come serre, case e segnali stradali, per calcolarne la velocità. Hanno anche confrontato le immagini di Google Earth prima e dopo il passaggio dell’onda per misurare le distanze tra i punti di riferimento e calcolare la pendenza del fronte d’onda.

Il team di ricerca ha scoperto che il fronte d’onda era estremamente ripido, con angoli compresi tra 25° e 59°. Normalmente, l’acqua di uno tsunami si espande e diventa relativamente bassa man mano che si sposta verso l’interno. Inoltre, invece di fluire in modo costante, l’onda si muoveva in modo irregolare, a impulsi. A tratti, il fronte d’onda viaggiava fino a 13,1 metri al secondo (circa 47km/h), anche quando colpiva degli ostacoli.

Il fango cambia tutto

Mentre lo tsunami si spostava sulla terraferma, raccoglieva grandi quantità di argilla e limo, diventando molto più denso e formando quello che i ricercatori chiamano un fronte detritico (un fronte ricco di fango che si comporta più come una poltiglia che come acqua limpida). Il fango è più pesante dell’acqua e, quando questa massa mobile ricca di sedimenti ha colpito gli edifici, la forza è stata di gran lunga maggiore di quella prevista dai modelli standard di inondazione (che presuppongono acqua limpida). I ricercatori hanno anche scoperto che questa marea di detriti in rapido movimento stava erodendo il terreno per almeno 2 chilometri nell’entroterra, il che significa che raccoglieva continuamente sedimenti.

Queste prove dimostrano che nella zona costiera intermedia si è formato un flusso altamente coeso con un denso fronte detritico, che si è trasformato da un flusso inizialmente turbolento attraverso il trascinamento di materiale coesivo”, hanno scritto gli autori dello studio.

Migliorare le valutazioni del rischio tsunami

Il team dimostra come l’onda trasportatrice di fango abbia probabilmente esercitato forze distruttive più potenti. Di conseguenza, ritengono che le formazioni detritiche debbano essere prese in considerazione nello sviluppo delle valutazioni del rischio tsunami.L’idrodinamica alterata e la maggiore forza esercitata da una densa formazione detritica evidenziano la necessità di includere tali formazioni nelle valutazioni del rischio tsunami lungo le coste ricche di fango, dove il rischio sarà maggiore“, concludono gli autori dello studio.