Ridurre i cosmetici abbassa l’esposizione a sostanze nocive: effetti visibili in soli cinque giorni, lo studio

Uno studio europeo dimostra che limitare prodotti per la cura personale riduce rapidamente interferenti endocrini e apre scenari di benefici sanitari ed economici su larga scala

Ridurre l’uso di cosmetici e prodotti per l’igiene personale può abbassare in tempi molto brevi l’esposizione a sostanze chimiche potenzialmente dannose, tra cui diversi interferenti endocrini. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Environment International e condotto da ricercatori di Inserm, dell’Università Grenoble Alpes e del CNRS presso l’Institute for the Advancement of Biosciences, con il supporto della Commissione Europea. Il dato più rilevante riguarda la rapidità degli effetti: bastano appena cinque giorni per osservare una riduzione significativa della concentrazione di diverse sostanze sospettate di avere effetti negativi sulla salute. Tra queste figurano metilparabene, ftalati e persino il bisfenolo A (BPA), già classificato come sostanza di “altissima preoccupazione” dall’Unione Europea.

Lo studio: meno prodotti, meno esposizione

La ricerca ha coinvolto circa 100 studentesse tra i 18 e i 30 anni nella città di Grenoble. Per cinque giorni, le partecipanti hanno ridotto il numero di prodotti cosmetici utilizzati e sostituito quelli essenziali per l’igiene quotidiana, come sapone, dentifricio e deodorante, con alternative prive di fenoli sintetici, parabeni, ftalati e glicoli eteri.

Il confronto tra i campioni raccolti prima e dopo l’intervento ha mostrato risultati chiari: una diminuzione del 22% dei livelli di dietilftalato, utilizzato per fissare le fragranze, e del 30% del metilparabene, conservante considerato un potenziale interferente endocrino. Anche il propilparabene è stato rilevato meno frequentemente dopo la riduzione dell’uso dei cosmetici.

A sottolineare l’importanza del dato è Nicolas Jovanovic, primo autore dello studio: “ciò che è interessante è la rapidità con cui queste diminuzioni vengono osservate – in soli cinque giorni. Questo era previsto, considerando quanto velocemente il nostro organismo elimina queste sostanze. È incoraggiante, soprattutto perché queste sostanze sono sospettate di influenzare il sistema endocrino, la salute e lo sviluppo”. 

Il caso del bisfenolo A e i rischi nascosti

Tra i risultati più significativi emerge anche una riduzione del 39% della concentrazione di bisfenolo A (BPA). Questa sostanza, già vietata nei cosmetici per la sua tossicità riproduttiva, potrebbe comunque essere presente a causa di contaminazioni durante la produzione o attraverso i materiali di imballaggio.

Claire Philippat, ricercatore Inserm e ultimo autore dello studio, spiega: “il bisfenolo A non è autorizzato come ingrediente nei prodotti per la cura personale e nei cosmetici a causa della sua tossicità riproduttiva. La sua presenza potrebbe essere legata a contaminazioni che avvengono durante il processo di produzione o attraverso i materiali di imballaggio. Sebbene il bisfenolo A sia limitato nei materiali a contatto con gli alimenti in Europa, non è così per i materiali utilizzati nei contenitori di prodotti cosmetici e per l’igiene”. 

Questa osservazione evidenzia un problema strutturale: anche quando una sostanza è vietata nella formulazione, può comunque raggiungere il consumatore attraverso altri canali meno regolamentati.

Interferenti endocrini: implicazioni per fertilità e sviluppo

Molte delle sostanze analizzate, tra cui fenoli, ftalati e parabeni, sono sospettate di avere effetti come interferenti endocrini, ovvero di alterare il funzionamento del sistema ormonale. Questo tipo di esposizione è particolarmente critico durante la gravidanza, poiché può influenzare la fertilità e lo sviluppo del bambino. Sebbene le sostanze classificate come cancerogene o reprotoxiche siano vietate nei cosmetici in Europa, rimane una vasta area grigia fatta di composti ancora in uso ma sotto osservazione scientifica.

Benefici sanitari ed economici: le stime dello studio

Per la prima volta in uno studio di questo tipo, i ricercatori hanno incluso una valutazione dell’impatto sulla salute pubblica. I risultati suggeriscono che una riduzione dell’esposizione al bisfenolo A attraverso cambiamenti nelle abitudini cosmetiche potrebbe prevenire circa il 4% dei casi di asma nei bambini esposti durante la gravidanza.

Remy Slama, direttore di ricerca Inserm, sottolinea: “concentrandoci sul bisfenolo A, abbiamo stimato che questo cambiamento nella routine cosmetica potrebbe prevenire circa il 4% dei casi di asma nei bambini esposti durante la vita intrauterina. Questi benefici per la salute sarebbero accompagnati anche da vantaggi economici, con risparmi potenziali fino a 9,7 milioni di euro all’anno in costi di trattamento e ricovero. Si tratta di proiezioni ipotetiche, ma questi risultati evidenziano le importanti implicazioni per la salute pubblica della riduzione dell’esposizione a queste sostanze”.

Si tratta di stime ipotetiche, ma che evidenziano il potenziale impatto economico, con risparmi fino a 9,7 milioni di euro l’anno tra cure e ricoveri.

Difficoltà per i consumatori e ruolo della regolamentazione

Nonostante i benefici evidenti, orientarsi tra le etichette dei prodotti resta complesso. L’assenza di un sistema chiaro di segnalazione delle sostanze pericolose rende difficile per i consumatori evitare i composti più controversi.

Remy Slama evidenzia questa criticità: “in assenza di un logo obbligatorio che indichi la presenza di sostanze pericolose nei cosmetici, è molto difficile per i consumatori interpretare le etichette dei prodotti ed evitare quelli contenenti sostanze problematiche“.

Gli autori sottolineano quindi l’importanza di interventi normativi più stringenti, non solo sulla composizione dei prodotti ma anche sui materiali di confezionamento.

Verso un cambiamento collettivo nelle abitudini

Il messaggio finale dello studio è chiaro: ridurre l’uso di cosmetici e scegliere prodotti privi di sostanze sospette può avere effetti immediati e concreti sull’esposizione chimica. Claire Philippat conclude: “i nostri risultati mostrano che i cosmetici contribuiscono all’esposizione a sostanze associate a rischi per la salute e che questa esposizione può essere ridotta utilizzando meno prodotti e scegliendo prodotti per l’igiene e cosmetici che non contengano queste sostanze”.

E aggiunge un appello implicito alla politica: “questi risultati sottolineano l’importanza di una regolamentazione forte delle sostanze chimiche nei prodotti di consumo quotidiano per proteggere la salute pubblica”. 

La ricerca apre così una riflessione più ampia: piccoli cambiamenti individuali possono produrre benefici rapidi, ma solo una regolamentazione efficace può garantire una protezione duratura per l’intera popolazione.