Mancano ormai pochi giorni al rientro degli astronauti della missione Artemis II, dopo lo storico sorvolo della Luna che li ha portati più lontano dalla Terra di quanto qualsiasi essere umano. L’equipaggio ha potuto esplorare il lato nascosto della Luna, mai visibile dalla Terra, e il loro viaggio è solo la tappa iniziale di una nuova corsa allo spazio che ha come obiettivo un futuro allunaggio, previsto per il 2028 con la missione Artemis IV. Questa volta, però, il ritorno dell’uomo sulla Luna avrà l’obiettivo di costruire basi fisse per garantire una presenza prolungata, con tanto di moduli abitativi per vivere e lavorare sulla Luna. Una sfida che si sta pianificando in ogni dettaglio, compresa l’analisi dei possibili impatti sulla salute degli astronauti.
I rischi della polvere lunare
Fra i tanti rischi c’è la polvere lunare, come testimoniato dall’ultimo equipaggio che ha messo piede sul satellite nel 1972, quello della missione Apollo 17. L’astronauta-geologo Harrison Schmitt descrisse i sintomi che la polvere rimasta attaccata alle tute spaziali aveva provocato come una sorta di “febbre da fieno lunare”: starnuti, naso gonfio, occhi rossi e lacrimanti, mal di gola. Sintomi che somigliano a una reazione allergica in piena regola e che colpirono anche altri astronauti che come Schmitt camminarono sulla Luna, per poi attenuarsi gradualmente e sparire, in certi casi dopo ore, in altri dopo giorni. Persino “un medico di volo che stava rimuovendo le tute dal modulo di comando dell’Apollo 17, dopo l’ammaraggio, ebbe una reazione tale da dover interrompere ciò che stava facendo“, raccontò ancora l’astronauta in occasione di un festival in Svizzera a cui partecipò nel 2019, allora 84enne.
Schmitt durante la sua missione si occupò della raccolta di campioni dalla Luna, tra cui la Troctolite 76535. La polvere della superficie lunare si attaccò alle tute, agli stivali e agli strumenti suoi e del collega Gene Cernan, e finì all’interno del modulo lunare. E così, quando si tolse il casco, sviluppò l’ormai famosa irritazione di naso, occhi e polmoni.
Gli studi sulla polvere lunare
Da allora gli studi sulla polvere lunare – una polvere composta da particelle taglienti e abrasive come il vetro – si sono susseguiti per cercare di scoprire il più possibile sulla sua tossicità. Anni fa, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) lanciò anche un programma di ricerca dedicato e, in un focus pubblicato online sul tema, uno degli scienziati coinvolti nel progetto di studio, il fisiologo polmonare esperto di voli spaziali umani Kim Prisk (Ucsd), spiegava che la bassa gravità della Luna (un sesto di quella terrestre) permette alle particelle minuscole di rimanere sospese più a lungo e di penetrare più in profondità nei polmoni: “particelle 50 volte più piccole di un capello umano possono rimanere nei polmoni per mesi – raccontava – Più a lungo la particella rimane, maggiore è la probabilità di effetti tossici”.
Uno studio più recente, pubblicato nel maggio 2025 sulla rivista ‘Life Sciences in Space Research’, torna sul tema dei rischi inalatori evidenziando che, durante le missioni Apollo, nonostante gli sforzi di rimuovere le microparticelle lunari utilizzando spazzole e aspirapolvere, una quantità significativa era rimasta aerosolizzata. Non si sa in quale quantità questa polvere fosse presente nel modulo lunare, “poiché non furono effettuate misurazioni”. Ma diversi studi condotti da allora hanno mostrato danni tissutali e cellulari nei polmoni e le testimonianze degli astronauti hanno suggerito che l’esposizione ripetuta o cronica potesse aumentare la tossicità.
Gli autori dello studio – ricercatori di diversi istituti australiani – hanno così effettuato test su alcuni simulanti che replicano da vicino la polvere delle regioni dei mari e degli altopiani lunari e i risultati sembrano più rassicuranti di quanto si pensasse: “suggeriscono che non siano polveri altamente tossiche, ma piuttosto irritanti di natura fisica“, spiegano gli scienziati, pur precisando che sono necessari ulteriori studi per confermare la tossicità relativa e la capacità irritante dei simulanti di altre regioni lunari. Addirittura, la polvere terrestre con cui è stato fatto il confronto “ha indotto un maggiore rilascio di citochine ed è risultata più tossica dei simulanti di polvere lunare”.
Insomma, se l’uomo riuscirà a costruire basi permanenti sulla Luna, in un futuro non lontano, accanto alle classiche allergie primaverili, potremmo parlare anche della febbre da fieno lunare.
