Uno studio firmato dall’Istituto Europeo di Oncologia e pubblicato sulla rivista European Journal of Cancer fa luce, per la prima volta, sulla diversa incidenza delle mutazioni ereditarie dei geni BRCA1 e BRCA2 nei principali sottotipi di tumore al seno: duttale e lobulare. La ricerca sottolinea l’importanza del test genetico anche in assenza di familiarità: la presenza di mutazioni nel DNA può infatti indicare un aumento significativo del rischio di sviluppare un tumore mammario e, in alcuni casi, anche altre neoplasie. Un’informazione cruciale che può modificare profondamente le strategie di prevenzione, non solo per le pazienti ma anche per i loro familiari.
Lo studio si basa su una metanalisi di 12 ricerche pubblicate tra il 1998 e il 2025, per un totale di oltre 8.000 donne affette da tumore al seno invasivo, sia nella forma duttale sia in quella lobulare. Tutte le pazienti sono state sottoposte a test genetici, consentendo di delineare un quadro più preciso della distribuzione delle mutazioni. I risultati evidenziano che le mutazioni del gene BRCA1 – considerate tra le più aggressive – sono più frequenti nei tumori duttali, in particolare nelle donne giovani e in premenopausa. Al contrario, le mutazioni del gene BRCA2 risultano più comuni nei casi di tumore lobulare. Dal punto di vista epidemiologico, il carcinoma duttale invasivo resta il più diffuso, rappresentando circa l’80% delle diagnosi, mentre la forma lobulare si attesta tra il 10% e il 15% dei casi complessivi.
“Come epidemiologa e biostatistica ho proposto di applicare metodologie rigorose per rispondere a una domanda rimasta aperta: le mutazioni BRCA1 e BRCA2 si distribuiscono allo stesso modo nei diversi istotipi di tumore mammario? Solo integrando dati provenienti da studi frammentati, l’approccio metanalitico ci ha permesso di far emergere un segnale chiaro che i singoli lavori non evidenziavano. Abbiamo così mostrato una diversa associazione tra BRCA1 e tumore duttale e tra BRCA2 e lobulare. L’unicità del lavoro sta nell’aver fornito evidenze solide su questo aspetto, con possibili implicazioni per i criteri di accesso al test genetico e per una prevenzione più mirata”, afferma la dott.ssa Sara Gandini.
“Il nostro studio chiarisce definitivamente che le donne con tumore mammario ad istotipo lobulare presentano un’associazione significativa con il gene BRCA2. Attualmente molte donne potrebbero sfuggire al test genetico, in quanto non rientrano nei criteri attuali, ma noi riteniamo indispensabile procedere verso un’espansione dei criteri, includendo anche le donne con tumore lobulare mammario, anche dopo la menopausa. L’informazione genetica è necessaria per un corretto inquadramento chirurgico della paziente ma anche per conoscere il rischio dei suoi familiari” conclude il prof. Giovanni Corso, chirurgo senologo dello IEO.
