Quasi un’impresa vitivinicola su tre ha già investito in tecnologie avanzate come robotica, intelligenza artificiale, blockchain, 5G e realtà virtuale. Un ulteriore 55% guarda con interesse all’Agricoltura 5.0, segnale di un settore in piena trasformazione. È quanto emerge dal primo Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole realizzato dal Polo Agricoltura Digitale di Coldiretti Next e presentato a Vinitaly, alla vigilia della Giornata del Made in Italy. I dati fotografano un comparto dinamico, in cui il “Vigneto Italia” si conferma punta di diamante dell’export agroalimentare nazionale. La spinta alla digitalizzazione punta a rendere più efficienti i processi produttivi, contenere i costi e rafforzare la sostenibilità ambientale.
Temi al centro anche del confronto promosso da Coldiretti Giovani, con la partecipazione, tra gli altri, del delegato nazionale Enrico Parisi, del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, del presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella e di Roberto Costa (Riae/Fipe-Confcommercio). A trainare il cambiamento sono soprattutto i giovani: oltre 5mila under 35 hanno scelto la viticoltura per costruire il proprio futuro imprenditoriale. Una nuova generazione che punta su qualità, mercati esteri e sostenibilità, ma anche sulla valorizzazione della biodiversità e del legame con il territorio, attraverso filiere corte e vendita diretta.
Tra le esperienze emblematiche c’è quella di Nicolò Koliotassis, volto dell’agricoltura 4.0 applicata al biologico. Nella sua azienda utilizza piattaforme digitali per monitorare in tempo reale meteo e stato delle colture, pianificando interventi mirati e riducendo sprechi. L’impiego dei droni consente inoltre un controllo quotidiano dei vigneti da remoto. Diverso ma altrettanto significativo il percorso di Stephanie Anselmet, che ha saputo trasformare una viticoltura di montagna “eroica” in un progetto competitivo sui mercati internazionali, mantenendo però saldo il legame con la tradizione familiare. Innovazione anche sul fronte dell’accoglienza con Daniele Fiorotto, che ha riconvertito una storica tenuta rurale in un modello avanzato di enoturismo. Un’esperienza immersiva dove il racconto diretto del produttore e la qualità dell’ospitalità diventano elementi chiave per valorizzare vini e produzioni locali.
Accanto alla trasformazione digitale, cresce l’attenzione per le nuove tecniche di evoluzione assistita (Tea), considerate una leva strategica per il futuro del settore. Proprio a Vinitaly è stata presentata la prima vite di Sangiovese sviluppata con tecniche genomiche avanzate, frutto della collaborazione tra Coldiretti Toscana, Crea-Ve e Università di Udine. Il progetto punta a rendere le coltivazioni più resilienti, intervenendo in modo mirato sul DNA delle piante senza introdurre materiale genetico esterno. L’obiettivo è migliorare la resistenza a stress idrico e fitopatie, riducendo al contempo l’uso di agrofarmaci. La prima pianta è attualmente in fase di crescita in vitro nei laboratori di Conegliano Veneto, mentre le prime sperimentazioni in campo sono previste dalla primavera 2027. Un passo concreto verso un’agricoltura più sostenibile e competitiva.
Infine, l’innovazione passa anche dall’economia circolare. Nelle Marche, il viticoltore Federico Mencaroni ha sviluppato un sistema per trasformare gli scarti della vinificazione in biocellulosa, materiale utilizzabile in ambiti che spaziano dalla medicina alla cosmetica. Un progetto che gli è valso il riconoscimento Oscar Green di Coldiretti. Un insieme di esperienze che raccontano un settore in profonda evoluzione, dove tradizione e innovazione si intrecciano per rafforzare il ruolo del vino italiano sui mercati globali.
