Nella giornata di oggi, 22 aprile, il panorama infrastrutturale globale ha celebrato il completamento di una delle imprese costruttive più ambiziose degli ultimi anni con l’inaugurazione del Senqu Bridge. Situato nella valle scavata dal fiume Senqu, tra le vette impervie dell’altopiano nord-orientale del Lesotho, il colosso d’acciaio e calcestruzzo lungo 825 metri è stato ufficialmente consegnato alla storia. Questa imponente infrastruttura, realizzata dal Gruppo Webuild alla guida di una joint venture internazionale, non è soltanto un collegamento stradale ma rappresenta un tassello strategico fondamentale per lo sviluppo della mobilità e la transizione idrica del Regno. Alla cerimonia di taglio del nastro hanno partecipato figure di altissimo rilievo istituzionale, tra cui Sua Maestà il Re Letsie III del Lesotho e il Presidente della Repubblica del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, a testimonianza del valore geopolitico e sociale che l’opera riveste per l’intera regione dell’Africa Australe.
La tecnologia d’avanguardia del primo ponte estradossato del Lesotho
Dal punto di vista scientifico e tecnologico, il Senqu Bridge si impone come un modello di innovazione ingegneristica assoluta, essendo il primo ponte estradossato mai realizzato nel Paese. Questa specifica tipologia strutturale è stata scelta per la sua capacità di combinare i vantaggi dei ponti strallati con quelli a travata, garantendo una resistenza superiore alle fortissime raffiche di vento che sferzano i Monti Drakensberg. L’opera è composta da sedici campate continue che seguono armoniosamente il profilo della valle, culminando in una campata centrale di 100 metri. La costruzione ha richiesto l’impiego di tecniche di varo studiate appositamente per gestire pendenze estreme e terreni quasi inaccessibili. Le pile del ponte, con altezze che variano dai 15 fino ai 90 metri, sono state progettate per adattarsi alla profondità mutevole del fondovalle, dimostrando una capacità di adattamento tecnico che sposta in avanti i confini della moderna ingegneria civile.
Una risposta concreta alla sfida della transizione idrica e climatica
L’importanza ambientale del progetto è strettamente legata alla seconda fase del Lesotho Highlands Water Project (Lhwp), un programma binazionale nato nel 1986 per la valorizzazione delle risorse idriche locali, considerato oggi il più vasto schema di trasferimento idrico del continente. Il Senqu Bridge è strategicamente posizionato per sovrastare il futuro bacino idrico della diga di Polihali. Senza questa infrastruttura, l’innalzamento delle acque avrebbe sommerso tratti vitali dell’asse stradale A1, isolando centri abitati come Mokhotlong e numerosi villaggi montani. Grazie all’opera di Webuild, il Lesotho potrà non solo salvaguardare i collegamenti interni ma anche generare nuova capacità energetica e proventi economici dalla fornitura idrica al Sudafrica. Quest’ultimo, in particolare, beneficerà di un flusso supplementare verso la regione industriale del Gauteng, stabilizzando la sicurezza idrica di uno dei motori economici più importanti dell’area.
Il superamento dei limiti naturali nelle parole di Pietro Salini
Le condizioni operative affrontate dal cantiere sono state definite estreme, con le maestranze costrette a lavorare in alta quota tra nevicate improvvise e venti sferzanti, utilizzando piattaforme di lavoro sospese fino a 88 metri d’altezza e strade d’accesso letteralmente scolpite nella roccia viva. In merito a questo straordinario traguardo, l’Amministratore Delegato di Webuild, Pietro Salini, ha rilasciato dichiarazioni che sottolineano il valore etico delle grandi opere. “Il Senqu Bridge è una risposta concreta a una sfida epocale“, ha commentato Pietro Salini. “Spesso dimentichiamo come sarebbe la nostra vita senza le grandi opere: sarebbe una vita di distanze incolmabili, di risorse inaccessibili e di opportunità negate. Con questo ponte, abbiamo superato un limite imposto dalla natura per garantire al Lesotho il suo futuro idrico ed energetico. Le grandi infrastrutture rappresentano in tutto il mondo abilitatori di sviluppo e un atto di cura verso il territorio: trasformano barriere geografiche in connessioni vitali, a beneficio del progresso economico e del benessere sociale“.
Il contrasto con l’Italia dei No e il ritardo sul Ponte sullo Stretto
Mentre l’ingegneria italiana firmata Webuild raccoglie successi internazionali, trasformando territori impervi in poli di sviluppo tecnologico, il confronto con la situazione interna nazionale appare stridente. L’inaugurazione del Senqu Bridge mette in luce, per contrasto, quanto la cosiddetta Italia dei No stia frenando la crescita del Paese, in particolare riguardo alla mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Se in Africa si riescono a vincere sfide climatiche e geografiche estreme per unire comunità e garantire risorse idriche, in Italia il dibattito ideologico e i continui veti burocratici bloccano da decenni un’opera che sarebbe altrettanto strategica per la continuità territoriale e la competitività del Mediterraneo. Restare indietro su progetti di tale portata significa rinunciare a quell’innovazione e a quella crescita economica che, come dimostrato oggi in Lesotho, sono possibili solo quando la visione politica si sposa con il coraggio tecnologico.
