La sismologia europea sta vivendo una trasformazione senza precedenti grazie ad AdriaArray, il più imponente esperimento di sismologia passiva mai coordinato nel continente. Operativo tra il 2022 e il 2026, il progetto mira a scrutare le profondità della Terra per decifrare l’evoluzione della placca adriatica, una microplacca incastonata tra Africa ed Europa. Attraverso l’impiego di oltre mille stazioni permanenti e centinaia di sensori temporanei, i ricercatori stanno costruendo una mappa ad alta risoluzione della crosta e del mantello terrestre. Questa iniziativa rappresenta un salto di qualità tecnologico fondamentale per comprendere i processi geodinamici che regolano la sismicità nell’area centro-mediterranea. Come spiegato in un approfondimento pubblicato sul blog INGVterremoti a cura di Claudia Piromallo, Irene Molinari e Carlo Giunchi dell’INGV, l’indagine si basa sullo studio delle onde sismiche naturali senza l’ausilio di sorgenti artificiali esterne. Questo sforzo collettivo permette di superare i confini nazionali per una visione d’insieme.
Una “TAC” per il sottosuolo mediterraneo
Il cuore del progetto risiede in una rete estremamente fitta di stazioni sismiche, distanziate mediamente di poche decine di chilometri. Questa configurazione garantisce una copertura omogenea che trasforma il territorio in un laboratorio a cielo aperto. Grazie a tecniche avanzate di imaging sismico, gli scienziati possono ricostruire la struttura interna della Terra con una precisione paragonabile a quella di una TAC medica. L’elevata densità dei sensori aumenta sensibilmente la capacità di individuare terremoti di piccolissima magnitudo che in passato passavano inosservati, fornendo un quadro completo delle faglie attive e della loro pericolosità.
L’impegno italiano e la ricerca aperta
In Italia, l’esperimento ha permesso di potenziare il monitoraggio in aree storicamente complesse come la Pianura Padana, caratterizzata da forte rumore antropico, e la Sardegna. Attraverso il finanziamento del progetto “Pianeta Dinamico – ADRIABRIDGE“, sono state installate 17 nuove stazioni a larga banda in collaborazione con università olandesi e tedesche. La forza di AdriaArray risiede nella condivisione dei dati: le informazioni raccolte sono accessibili a tutta la comunità scientifica internazionale tramite infrastrutture europee. Questo approccio favorisce una cooperazione globale indispensabile per affrontare le sfide legate alla prevenzione e alla conoscenza dei grandi sistemi geologici del nostro pianeta.
