La salvaguardia del patrimonio naturale passa sempre più spesso attraverso la vigilanza attiva dei cittadini e la prontezza delle istituzioni preposte al controllo del territorio. Nei fitti e impervi boschi di Santa Lucia del Mela, un grave episodio di bracconaggio è stato recentemente sventato grazie alla virtuosa sinergia tra escursionisti privati e le forze dell’ordine metropolitane. La scoperta e la successiva disattivazione di una trappola illegale hanno permesso di trarre in salvo un raro esemplare di martora, un piccolo mammifero di grande importanza per la biodiversità locale, che era rimasto imprigionato all’interno di una struttura d’acciaio nascosta nella vegetazione.
La scoperta nei boschi e il tempestivo salvataggio della martora
L’evento ha avuto luogo lungo un sentiero montano particolarmente scosceso e isolato, un tracciato naturalistico che partendo dal torrente locale sale verso le località di Pizzo Babaschi e Rocca Timpogna. Durante lo svolgimento di un’escursione all’interno di quest’area montana, alcuni privati cittadini hanno notato una struttura metallica sospetta, capillarmente occultata tra i cespugli della fitta macchia mediterranea. Spinti dal sospetto e dalla volontà di verificare la natura del manufatto, gli escursionisti si sono avvicinati alla fitta vegetazione, scoprendo una vera e propria gabbia d’acciaio progettata per la cattura di animali selvatici.
All’interno del dispositivo metallico si trovava bloccato un esemplare di martora, impossibilitato a riguadagnare la libertà a causa del meccanismo di chiusura. Constatato con attenzione che il piccolo mammifero non presentava ferite visibili o traumi evidenti sulla superficie del corpo, il gruppo di escursionisti ha scelto di agire prontamente per preservare l’incolumità dell’animale. Gli scopritori hanno quindi aperto la gabbia di contenimento, consentendo alla martora di uscire e di fare immediato ritorno nel proprio habitat naturale all’interno del bosco. Parallelamente all’azione di soccorso sul campo, i cittadini hanno provveduto a contattare immediatamente le forze dell’ordine per segnalare il posizionamento della struttura abusiva e consentire l’avvio delle verifiche di legge.
Le indagini della Polizia Metropolitana e le verifiche sanitarie sulla peste suina
Subito dopo la segnalazione inoltrata dai privati cittadini, è scattato il protocollo d’intervento da parte della Polizia Metropolitana di Messina. Gli agenti del corpo, coordinati in prima persona dal comandante, il colonnello Domenico Martino, hanno dato inizio a immediati e approfonditi accertamenti d’ufficio per fare piena luce sull’accaduto. Le attività investigative e di riscontro tecnico sono state condotte sul campo attraverso l’azione sinergica della Sezione Giudiziaria e della Ripartizione Faunistico Venatoria della Polizia Metropolitana.
Uno dei passaggi centrali delle indagini ha riguardato la verifica della conformità della trappola rispetto ai piani di intervento della pubblica amministrazione. I successivi riscontri istituzionali hanno confermato formalmente che la gabbia d’acciaio non rientrava in alcun modo tra i mezzi o gli strumenti autorizzati dall’Assessorato regionale Agricoltura e Foreste. Sul territorio provinciale è infatti attualmente attivo il piano straordinario di contenimento dei suini selvatici, una misura di cattura e monitoraggio varata dalle autorità regionali in stretta relazione con lo stato di emergenza legato alla diffusione della peste suina. Le verifiche degli inquirenti hanno però escluso categoricamente ogni correlazione tra il manufatto abusivo e i piani faunistici autorizzati, decretando la natura totalmente illecita della gabbia rinvenuta nei boschi di Santa Lucia del Mela.
L’attività di appostamento e il sequestro preventivo del corpo del reato
Una volta appurata l’assoluta irregolarità del dispositivo di cattura nascosto tra i cespugli, gli operatori della Polizia Metropolitana hanno cercato di individuare i responsabili del posizionamento della trappola. A tale scopo, è stato predisposto un mirato servizio di appostamento e di osservazione prolungata nella zona circostante il sentiero montano, volto a intercettare eventuali soggetti intenzionati a recarsi sul posto per controllare l’esito della cattura o per recuperare il manufatto in acciaio.
L’attività di osservazione sul campo, protrattasi per diverso tempo, non ha tuttavia registrato movimenti sospetti né ha condotto a sviluppi significativi ai fini dell’identificazione immediata dei bracconieri. Per questa ragione, al fine di evitare il potenziale ferimento o la cattura illegale di ulteriori esemplari di fauna protetta e per neutralizzare definitivamente la minaccia ambientale, gli agenti della PolMetro hanno ritenuto necessario interrompere la sorveglianza e procedere all’esecuzione del sequestro preventivo del corpo del reato, rimuovendo definitivamente la trappola metallica dal territorio boschivo.
Il deferimento all’autorità giudiziaria e l’aggravante del periodo di divieto venatorio
Le condotte illecite emerse nel corso dell’operazione di polizia giudiziaria configurano gravi violazioni dei quadri normativi nazionali e regionali vigenti in materia di tutela della fauna selvatica. Nel caso specifico riscontrato nel comprensorio di Santa Lucia del Mela, i reati contestati presentano inoltre una pesante aggravante sotto il profilo penale: l’attività di bracconaggio e l’installazione del dispositivo di cattura non autorizzato sono state infatti poste in essere in un periodo di totale chiusura della stagione venatoria, fase dell’anno in cui la protezione delle specie selvatiche è massima e qualsiasi forma di prelievo o caccia risulta tassativamente vietata.
Al termine degli accertamenti e della stesura dei relativi atti di polizia, l’intero fascicolo investigativo curato dal comando di Messina è stato ufficialmente trasmesso alla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto. Spetterà ora alla magistratura barcellonese esaminare i documenti e procedere alla convalida del verbale di sequestro preventivo redatto a carico di ignoti, mentre proseguono le attività d’indagine per tentare di risalire all’identità dei soggetti che hanno fabbricato e posizionato la gabbia d’acciaio.
La cooperazione istituzionale e la nota ufficiale del vice sindaco metropolitano
L’operazione conclusa nei pressi di Pizzo Babaschi e Rocca Timpogna mette in evidenza quanto l’apporto dei privati cittadini e degli amanti della natura sia determinante per assicurare un controllo capillare delle aree interne e montane, dove le pattuglie delle forze dell’ordine non possono essere costantemente presenti. Sul caso e sui risvolti della vicenda è intervenuto direttamente il vice sindaco metropolitano, Flavio Santoro, il quale ha voluto esprimere la posizione ufficiale dell’Amministrazione e rimarcare l’impegno profuso sul fronte del contrasto ai reati contro l’ambiente e la fauna selvatica.
“Questo intervento evidenzia l’efficacia del controllo del territorio quando supportato dalla collaborazione dei cittadini. La prontezza della segnalazione e il successivo intervento della Polizia Metropolitana hanno impedito il consumarsi di un illecito ambientale in un’area di pregio. L’Amministrazione prosegue nell’azione di contrasto al bracconaggio e di vigilanza a tutela della fauna protetta, applicando rigorosamente le normative vigenti nelle zone montane della nostra provincia“.
Le parole del rappresentante istituzionale confermano la linea di massima fermezza adottata dal comando metropolitano nei confronti di chiunque metta a rischio l’equilibrio ecologico del territorio messinese. La rimozione della trappola e il salvataggio della martora restano il simbolo di una coscienza civica in crescita e di una costante attenzione da parte della Polizia Metropolitana di Messina per la repressione degli illeciti venatori nelle aree di maggior pregio naturalistico della provincia siciliana.
