La NASA ha tracciato una rotta ambiziosa per riportare l’umanità sulla superficie lunare entro il 2028, ma il successo di questa impresa dipende ora interamente dalla velocità di sviluppo dei partner privati. Dopo il ritorno dell’equipaggio di Artemis II dal suo viaggio circumlunare, l’attenzione globale è rivolta ai giganti dello Spazio SpaceX e Blue Origin, incaricati di costruire i mezzi per l’allunaggio. Il nuovo piano della NASA prevede una missione di test in orbita terrestre alla fine del 2027, ricalcando lo schema dell’Apollo 9, per verificare l’aggancio tra la capsula Orion e i nuovi lander lunari. Questo passaggio intermedio è fondamentale per preparare il terreno alla missione Artemis IV, che dovrebbe finalmente vedere il prossimo stivale umano calpestare la regolite lunare. Si tratta di una sfida tecnologica senza precedenti che mette a confronto 2 filosofie ingegneristiche diverse sotto una pressione temporale estrema. La posta in gioco è altissima, poiché il lander che dimostrerà maggiore affidabilità nei test orbitali del 2027 otterrà il privilegio di trasportare i primi astronauti del nuovo millennio.
SpaceX e la scommessa Starship: tra rifornimenti in volo e voli cadenzati
Elon Musk, dopo aver inizialmente considerato la Luna una “distrazione” rispetto a Marte, ha ora spostato la sua attenzione verso la creazione di un insediamento lunare permanente. Il cuore di questo progetto è lo Starship Human Landing System (HLS), una versione specializzata del mastodontico sistema di lancio dotato di un booster Super Heavy da 33 motori Raptor. SpaceX ha già raggiunto 49 traguardi cruciali nello sviluppo di sottosistemi, tra cui il supporto vitale, i test sull’ascensore e la protezione dai detriti.
Tuttavia, la sfida principale per Starship rimane operativa. Negli ultimi 3 anni sono state effettuate 11 missioni suborbitali, e il 12° volo segnerà il debutto della “Versione 3“, più potente e capiente. Per portare gli astronauti sulla Luna, SpaceX deve dimostrare la fattibilità del rifornimento orbitale, un processo che richiede il trasferimento di propellente tra 2 navette nello Spazio. Questa necessità impone una frequenza di lanci elevatissima, con numerose missioni cisterna necessarie per alimentare un singolo viaggio verso il suolo lunare.
Blue Origin: la strategia dei piccoli passi e l’incognita New Glenn
Blue Origin segue un approccio radicalmente diverso con il suo lander Blue Moon Mk2. Jeff Bezos punta su una progressione graduale, iniziando con un lander cargo senza equipaggio, il Mark-1 (Mk1), previsto per il lancio entro la fine di quest’anno. Nonostante sia un sistema tecnicamente meno complesso di Starship, Blue Moon deve affrontare un ostacolo immediato: il razzo New Glenn, il vettore necessario per il trasporto, è attualmente fermo a terra a causa di un’anomalia riscontrata durante un recente lancio.
Sebbene Blue Origin mantenga solitamente un profilo riservato, i recenti aggiornamenti forniti durante le udienze al Congresso degli Stati Uniti mostrano un cauto ottimismo. La NASA sta monitorando attentamente lo sviluppo dei sistemi di supporto vitale anche per il modello Mk2, che originariamente era previsto per la missione Artemis V ma che ora, a causa della riorganizzazione del programma, potrebbe essere anticipato per il primo allunaggio utile.
Il verdetto del 2027: una competizione aperta per il suolo lunare
L’Amministratore della NASA ha recentemente confermato che entrambe le aziende hanno assicurato di poter essere pronte per il cruciale test di aggancio orbitale previsto per la fine del 2027. La decisione della NASA è pragmatica: l’agenzia volerà con il primo lander che darà prova di affidabilità e interoperabilità. Questo significa che i prossimi 18 mesi saranno decisivi per determinare chi, tra SpaceX e Blue Origin, avrà l’onore di traghettare l’equipaggio di Artemis IV sulla superficie della Luna nel 2028.
