Il calore di scarto proveniente dai data center può aumentare la temperatura dell’aria nei quartieri sottovento fino a circa 2,2°C (4 gradi Fahrenheit), secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Arizona State University nell’area metropolitana di Phoenix, la più calda degli Stati Uniti. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Engineering for Sustainable Buildings and Citie. L’autore principale, David Sailor, ha dichiarato: “con l’aumentare delle misurazioni effettuate in diverse condizioni atmosferiche, credo che vedremo impatti più significativi intorno ai data center”.
Lo studio
Secondo Sailor, il calore di scarto prodotto da un singolo data center può superare la quantità emessa da 40.000 abitazioni. I sistemi di condensazione raffreddati ad aria scaricano aria riscaldata a una temperatura compresa tra 14 e 25 gradi Fahrenheit superiore a quella dell’aria circostante, creando pennacchi termici che si spostano sottovento sulle aree limitrofe.
Per la loro ricerca, gli autori hanno installato sensori di temperatura ad alta precisione e a risposta rapida su automobili che hanno circolato intorno ai data center dell’area di Phoenix e nei quartieri limitrofi. L’utilizzo di più veicoli ha permesso di misurare simultaneamente le temperature sia a monte che a valle delle quattro strutture selezionate, che spaziavano da un data center da 36 megawatt in un unico edificio a Mesa a un campus di colocation da 169 megawatt a Chandler. I centri scelti rispecchiano la tipica architettura degli “hyperscaler”, che ospitano migliaia di server e utilizzano principalmente sistemi di raffreddamento ad aria.
Le temperature sottovento ai data center erano in media di 1,3-1,6 gradi Fahrenheit superiori rispetto alle temperature sopravvento, raggiungendo picchi fino a 4 gradi Fahrenheit al di sopra di queste ultime. L’impatto del calore era percepibile fino a un terzo di miglio, ovvero circa cinque isolati, di distanza dal perimetro dei data center.
L’impatto sulla salute
“Anche se questi data center contribuiscono ad aumentare l’effetto isola di calore di solo uno o due gradi, ciò può comunque avere un impatto molto significativo sulle nostre vite“, ha affermato Sailor. Questo è particolarmente vero nei luoghi in cui il caldo estremo rappresenta già un serio rischio per la salute pubblica.
Con centinaia di megawatt di capacità di data center operativi in molte città e migliaia di altri in fase di progettazione, l’impatto complessivo sulla temperatura urbana potrebbe essere considerevole. Si prevede che la capacità dei data center statunitensi raddoppierà entro il 2030. Sailor e i suoi coautori affermano che il rischio legato al calore, spesso trascurato, richiede l’attenzione dei pianificatori urbani e degli sviluppatori del settore. I ricercatori mirano a sviluppare soluzioni che possano ridurre significativamente l’impatto del calore generato dal vento.
