È partita una nuova e ambiziosa campagna di geologia marina nel cuore dell’Adriatico centro-meridionale. A guidarla è la nave da ricerca Gaia Blu del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), impegnata fino all’8 maggio 2026 in un’intensa attività di acquisizione dati con rientro previsto nel porto di Bari. L’iniziativa rientra nel progetto SAFE (Seismotectonics of the Adriatic Foreland), che punta a esplorare in profondità il fondale e il sottofondo marino attraverso tecnologie geofisiche avanzate. L’obiettivo è chiaro: individuare e caratterizzare strutture tettoniche attive e potenzialmente sismogeniche, contribuendo a colmare importanti lacune nella conoscenza della dinamica geologica dell’area.
A coordinare il progetto è un team multidisciplinare di alto profilo. Il ruolo di Chief Scientist è affidato al dottor Luca Gasperini (Cnr-Ismar di Bologna), mentre il Principal Investigator è il professor Vincenzo Festa del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali della Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Il coordinamento operativo è invece nelle mani del dottor Francesco De Giosa, per conto di ENSU, spin-off accademico.
La campagna coinvolge ricercatori, tecnici e giovani studiosi, tra cui dottorandi, confermandosi anche come un’importante occasione di formazione avanzata e divulgazione scientifica. Un aspetto non secondario, considerando che la comprensione delle faglie attive in aree di avampaese – storicamente ritenute stabili – rappresenta ancora oggi una delle principali sfide nella valutazione del rischio sismico. A riaccendere l’attenzione su questa problematica sono stati i recenti eventi sismici registrati tra il 2024 e il 2025 nell’area di Lesina Marina, nel Nord dell’Avampaese Apulo. Un cluster sismico offshore la cui origine resta tuttora sconosciuta e che il progetto SAFE si propone di indagare in modo sistematico.
Per farlo, i ricercatori utilizzeranno dati sismici a riflessione multicanale ad alta risoluzione, capaci di esplorare il sottosuolo oltre il chilometro di profondità. Queste informazioni saranno integrate con tecniche di imaging pseudo-3D e con dati stratigrafici e geofisici già disponibili, permettendo una ricostruzione dettagliata dell’evoluzione strutturale dell’Appennino centro-meridionale e dell’Avampaese Apulo. Tra gli elementi più innovativi spicca l’impiego di una sorgente sismica elettroacustica di nuova generazione, acquisita nell’ambito del programma PNRR GeoSciences IR. Questa tecnologia consente di ottenere immagini del sottosuolo comparabili a quelle dei sistemi tradizionali, ma con un impatto ambientale sensibilmente ridotto e nel pieno rispetto delle normative vigenti.
Gli obiettivi della missione sono ambiziosi: mappare le strutture tettoniche attive offshore, comprenderne il legame con le faglie terrestri, stimarne il potenziale sismogenico e fornire strumenti concreti per migliorare le strategie di mitigazione del rischio. I risultati attesi potrebbero rappresentare un punto di svolta nella comprensione della sismicità dell’area adriatica, con ricadute dirette sulla sicurezza delle comunità costiere e sulla gestione del territorio. Un passo decisivo verso una conoscenza più approfondita, e soprattutto più responsabile, delle dinamiche del nostro mare.
