Il 23 maggio 1915 il Regno d’Italia dichiarava guerra all’Austria-Ungheria, entrando ufficialmente nella Prima Guerra Mondiale e ponendo fine a mesi di acceso dibattito politico e sociale. Per milioni di italiani dell’epoca fu l’inizio di un periodo che avrebbe trasformato profondamente il Paese. Quella che molti chiamavano ancora “la Grande Guerra” appariva allora come un conflitto rapido, che secondo alcuni avrebbe potuto rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa. La realtà si sarebbe rivelata molto diversa. Quando la guerra era scoppiata nel 1914, l’Italia, pur appartenendo alla Triplice Alleanza con Germania e Austria-Ungheria, aveva scelto inizialmente la neutralità. La decisione aprì una lunga fase di discussioni e divisioni. Da una parte vi erano i neutralisti, convinti che il Paese dovesse evitare il conflitto; dall’altra gli interventisti, che sostenevano l’ingresso in guerra come occasione per completare l’unità nazionale e conquistare territori considerati italiani.
Le piazze si riempirono di manifestazioni, i giornali alimentarono il confronto e il tema divenne centrale nella vita politica. Alla fine prevalse la linea favorevole all’intervento, anche attraverso accordi diplomatici riservati stipulati con le potenze dell’Intesa. La dichiarazione di guerra del 23 maggio aprì uno dei capitoli più duri della storia italiana. Migliaia di soldati iniziarono a raggiungere il fronte alpino e le aree lungo il fiume Isonzo, dove si sarebbero combattute battaglie estenuanti tra montagne, trincee e condizioni estreme.
Il prezzo umano fu enorme. La guerra coinvolse direttamente milioni di persone e lasciò un’eredità fatta di perdite, ferite sociali e trasformazioni politiche profonde. Al termine del conflitto, nel 1918, l’Italia sarebbe stata tra i Paesi vincitori, ma il dopoguerra avrebbe aperto nuove tensioni che avrebbero segnato il Novecento.
