Il 28 maggio 1995 un devastante terremoto colpiva l’isola di Sachalin

Neftegorsk evocare una delle più drammatiche lezioni della storia moderna: in pochi istanti, la natura può cancellare un’intera città

Il 28 maggio 1995, mentre gran parte della Russia dormiva, una violentissima scossa di terremoto trasformò in macerie la cittadina di Neftegorsk, nell’isola di Sachalin, nell’estremo oriente russo. In pochi secondi morirono oltre 2mila persone, circa due terzi dell’intera popolazione del centro abitato. Oggi, 28 maggio 2026, a 31 anni dalla tragedia, il terremoto di Neftegorsk resta uno dei disastri sismici più gravi della storia russa contemporanea e un simbolo della vulnerabilità delle città costruite in aree ad alto rischio geologico.

La scossa, di magnitudo 7.6, avvenne nella notte tra il 27 e il 28 maggio. L’epicentro si trovava vicino alla cittadina petrolifera di Neftegorsk, nell’Oblast’ di Sachalin, territorio situato tra il Pacifico e il mare di Ochotsk. Il sisma colpì quando gran parte degli abitanti si trovava nelle proprie case: molti edifici residenziali, costruiti durante l’epoca sovietica, crollarono quasi immediatamente. Interi palazzi si appiattirono su sé stessi, lasciando pochissime possibilità di sopravvivenza a chi si trovava all’interno. Le difficili condizioni meteo e l’isolamento geografico dell’area rallentarono le operazioni di emergenza.

Una delle cause dell’elevato numero di vittime fu la scarsa resistenza antisismica degli edifici. Molte strutture erano state progettate senza considerare adeguatamente il rischio sismico della regione, nonostante Sachalin si trovi lungo una zona geologicamente attiva influenzata dai movimenti delle placche tettoniche del Pacifico. Dopo il disastro, il governo russo decise di non ricostruire Neftegorsk. La città venne ufficialmente abbandonata e trasformata in un memoriale a cielo aperto.

Il terremoto del 1995 contribuì inoltre a riaprire il dibattito internazionale sulla sicurezza degli edifici nelle aree sismiche. Eventi come quello di Neftegorsk dimostrano infatti che la forza di un terremoto non è l’unico elemento determinante: qualità delle costruzioni, prevenzione e preparazione possono fare la differenza tra la vita e la morte.