Il 28 maggio 2013 iniziava la prima missione orbitale di Luca Parmitano

Quel decollo del 28 maggio 2013 rimane ancora il momento in cui lo Spazio sembrò improvvisamente un po’ più vicino

Il 28 maggio 2013 rappresenta una data storica per l’Italia e per l’esplorazione spaziale europea. In quel giorno l’astronauta italiano Luca Parmitano partì per il suo primo viaggio nello Spazio a bordo della navicella russa Soyuz TMA-09M, diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale. A 13 anni da quell’impresa la missione di Parmitano continua a essere ricordata come uno dei momenti più significativi della presenza italiana nello Spazio. Pilota militare dell’Aeronautica e astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), Parmitano divenne il primo italiano a compiere una lunga permanenza sulla ISS nel corso della missione denominata “Volare”.

Il lancio avvenne dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, a bordo di un razzo Soyuz. Insieme ai colleghi Karen Nyberg e Fyodor Yurchikhin, Parmitano raggiunse la Stazione Spaziale Internazionale dopo circa 6 ore di viaggio orbitale, entrando ufficialmente nella storia dell’astronautica italiana. Durante la missione, durata oltre 5 mesi, l’astronauta italiano svolse esperimenti scientifici in condizioni di microgravità, attività tecnologiche e operazioni di manutenzione della stazione orbitante.

Il suo nome però rimase legato soprattutto a un episodio che fece il giro del mondo: l’incidente avvenuto durante una passeggiata spaziale del luglio 2013, quando acqua proveniente dal sistema di raffreddamento della tuta iniziò a riempire il casco dell’astronauta. Parmitano riuscì a rientrare in sicurezza sulla ISS dopo minuti di forte tensione, dimostrando sangue freddo e preparazione eccezionale. L’episodio portò la NASA e le agenzie partner a rivedere numerose procedure di sicurezza per le attività extraveicolari.

Negli anni successivi, Luca Parmitano sarebbe tornato nello Spazio diventando anche comandante della Stazione Spaziale Internazionale, primo italiano a ricoprire quel ruolo. La sua carriera ha contribuito a rafforzare il prestigio scientifico e tecnologico dell’Italia nel settore aerospaziale.