Il 2026 è iniziato da pochi mesi, ma i dati sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane dipingono già un quadro allarmante. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Clean Cities Campaign e Kyoto Club, in collaborazione con ISDE Italia, molte aree urbane hanno già superato o sono prossime ai limiti che entreranno in vigore con la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria nel 2030. La situazione è particolarmente critica per il biossido di azoto (NO₂), le polveri PM10 e le polveri fini PM2,5, con le città più trafficate al centro della crisi.
NO₂: il traffico urbano fuori controllo
Il NO₂, inquinante strettamente legato al traffico veicolare e in particolare ai motori diesel, continua a preoccupare. Le città più colpite sono Palermo, Napoli, Torino, Genova e Milano. La centralina di Palermo – Di Blasi ha già registrato 60 giorni oltre i 50 µg/m³, molto oltre il limite europeo previsto dal 2030, che consentirà al massimo 18 superamenti annuali. Napoli – Ente Ferrovie si attesta a 36 giorni, Torino Rebaudengo e Genova Via Buozzi a 34, mentre Milano Marche raggiunge 24 giorni.
Il confronto con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rende la situazione ancora più grave: l’OMS raccomanda di non superare 25 µg/m³ per più di 3-4 giorni all’anno. Palermo ha già accumulato 110 giorni oltre questa soglia, Milano Marche 119, Torino Rebaudengo 116 e Catania Viale Vittorio Veneto 117. Le medie annuali confermano un’esposizione cronica elevata: Palermo registra 48 µg/m³, Milano Marche 44, Torino Rebaudengo 44 e Genova Via Buozzi 42, valori lontanissimi dalla soglia OMS di 10 µg/m³ e ben superiori al futuro limite europeo di 20 µg/m³.
PM2,5: polveri fini oltre i limiti già in primavera
La situazione per le polveri sottili PM2,5 non è meno preoccupante. La nuova Direttiva europea fissa dal 2030 un limite giornaliero di 25 µg/m³, superabile al massimo 18 giorni l’anno. Eppure, molte città hanno già ampiamente oltrepassato questa soglia entro aprile. Padova Mandria registra 52 giorni oltre il limite, Milano Marche 50, Milano Pascal 49, Torino Rubino 48 e Torino Rebaudengo 47. Seguono Modena Parco Ferrari con 44 giorni e Parma Cittadella con 42.
Le raccomandazioni OMS, ancora più restrittive, indicano un valore guida di 15 µg/m³: Torino Rebaudengo ha superato questa soglia per 83 giorni, Milano Marche 81, Padova Mandria 80 e Verona Giarol Grande 78. Anche le medie annuali mostrano un’esposizione elevata: Milano Marche e Venezia Parco Bissuola raggiungono 27 µg/m³, Padova Mandria 26 e Torino Rebaudengo 25, quando l’OMS raccomanda una media annua inferiore a 5 µg/m³.
PM10: superamenti diffusi nella Pianura Padana
Il PM10 conferma la vulnerabilità della Pianura Padana. Le stazioni più critiche sono Milano Marche, Verona Corso Milano e Modena Giardini. Milano Marche ha già registrato 49 giorni oltre i 45 µg/m³, Verona Corso Milano 43 e Modena Giardini 40. Anche Venezia Tagliamento, Vicenza Quartiere Italia e Vicenza San Felice mostrano livelli molto elevati.
Rispetto all’attuale normativa italiana, che consente fino a 35 superamenti del limite di 50 µg/m³, alcune centraline sono già oltre soglia: Milano Marche è a 41 superamenti, Verona Corso Milano a 40 e Modena Giardini a 35. Le medie annuali confermano una situazione strutturale: Milano Marche registra 42 µg/m³, Verona Corso Milano 41 e Brescia Villaggio Sereno 39, molto al di sopra delle indicazioni OMS che raccomandano una media annua inferiore a 15 µg/m³.
Un ritardo che pesa sulla salute pubblica
Questi dati dimostrano che molte città italiane non sono ancora pronte agli standard europei del 2030, nonostante l’entrata in vigore delle nuove norme sia ormai vicina. Il quadro appare particolarmente grave nelle aree urbane con traffico intenso e nelle città della Pianura Padana, dove le condizioni meteo-climatiche favoriscono l’accumulo degli inquinanti.
Secondo ISDE Italia e le associazioni promotrici del monitoraggio, “questi numeri confermano la necessità di accelerare le politiche di riduzione del traffico privato, elettrificazione del trasporto pubblico, sviluppo della mobilità attiva e limitazione delle emissioni legate al riscaldamento domestico e alle attività industriali”. L’inquinamento atmosferico continua infatti a rappresentare uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute, associato a malattie cardiovascolari, respiratorie, tumori e mortalità prematura.
