Una nuova ricerca mostra, per la prima volta, un riscaldamento senza precedenti e significativo delle acque intermedie superiori dell’Atlantico equatoriale durante il medio-tardo Olocene. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Geology. Nel contesto di un clima in rapido riscaldamento, la necessità di comprendere meglio i meccanismi che regolano l’assorbimento e il trasferimento del calore in eccesso nelle profondità oceaniche è diventata di fondamentale importanza. Tra il 1970 e il 2020, circa l’89% del calore in eccesso derivante dall’accelerazione dell’aumento delle emissioni di gas serra è stato assorbito dagli oceani.
Le registrazioni strumentali e le simulazioni climatiche indicano che la circolazione oceanica subtropicale ed extratropicale, guidata dai venti, svolge un ruolo cruciale nell’assorbimento e nel trasferimento del calore in eccesso nelle profondità oceaniche. Tuttavia, la valutazione della significatività statistica di queste osservazioni è ostacolata dalla breve durata delle registrazioni strumentali e dall’influenza della variabilità climatica naturale.
Ricostruzione delle temperature subsuperficiali dell’Olocene
La paleoclimatologia, lo studio del clima antico, fornisce una prospettiva importante per comprendere la risposta climatica a lungo termine e le dinamiche oceaniche che non possono essere ricavate da osservazioni a breve termine. Utilizzando una sequenza di sedimenti marini provenienti dall’Atlantico equatoriale, Syee Weldeab dell’Università della California a Santa Barbara ha ricostruito la storia termica delle acque intermedie a una profondità di 800 metri negli ultimi 11.000 anni.
La registrazione delle temperature rivela un riscaldamento improvviso di 5°C, precedentemente non riconosciuto, iniziato circa 5.700 anni fa e culminato 2.500 anni fa. Sorprendentemente, questo notevole riscaldamento a 800 metri di profondità non si riflette in variazioni delle temperature superficiali del mare tropicale sovrastante, indicando un’origine extratropicale del riscaldamento.
I venti dell’emisfero australe rimodellano l’oceano
La tempistica del riscaldamento subsuperficiale coincide con importanti cambiamenti nella circolazione oceano-atmosfera nell’emisfero australe. Questi cambiamenti sono stati probabilmente causati da un aumento dell’insolazione solare durante l’estate australe e includono uno spostamento verso i poli e un’intensificazione dei venti occidentali dell’emisfero australe. Un’importante conseguenza fisica di questo rafforzamento del vento è l’aumento della subduzione di acque superficiali relativamente calde a sud della zona di massima sollecitazione del vento, che permette a queste acque di scendere in profondità e di propagarsi verso l’interno dell’oceano tropicale.
Implicazioni per l’assorbimento di calore oceanico futuro
Weldeab propone che il marcato riscaldamento osservato nelle acque intermedie dell’Atlantico equatoriale sia collegato a questi cambiamenti nella circolazione oceano-atmosfera dell’emisfero australe, evidenziando un meccanismo attraverso il quale la forzante climatica alle alte latitudini può influenzare le temperature oceaniche subsuperficiali tropicali su scale temporali centenarie e millenarie.
L’entità e la persistenza del riscaldamento equatoriale a profondità intermedie indicano un robusto meccanismo di trasferimento del calore e sottolineano la capacità dell’oceano di assorbire e immagazzinare grandi quantità di calore. I risultati di questo studio forniscono un’importante prospettiva paleoclimatica sul riscaldamento globale in corso, poiché i venti occidentali dell’emisfero australe continuano a spostarsi verso i poli e a intensificarsi, con importanti implicazioni per il futuro assorbimento di calore da parte degli oceani e per il riscaldamento delle acque interne oceaniche.
