La NASA ha deciso di pensare in grande e ha delineato i contorni di quella che diventerà la prima casa dell’umanità al di fuori del nostro pianeta. Durante una recente conferenza stampa a Washington, l’agenzia spaziale statunitense ha rivelato che la futura base lunare del programma Artemis non rappresenterà un semplice rifugio isolato e circoscritto, bensì un gigantesco insediamento spaziale che si estenderà per centinaia di km quadrati. Questo vasto complesso sorgerà nei pressi del Polo Sud lunare, un’area di fondamentale importanza strategica e scientifica per via della presunta presenza di grandi quantità di ghiaccio d’acqua accumulate per miliardi di anni all’interno di crateri perennemente immersi nell’oscurità. La scelta di occupare una superficie così ampia è nata da un’esigenza puramente logistica e funzionale, in quanto nessuna singola area ristretta sulla superficie può soddisfare contemporaneamente tutte le rigorose necessità legate all’esplorazione, alla produzione di energia vitale e alla sicurezza assoluta degli astronauti in missione.
Una metropoli spaziale al Polo Sud
Nujoud Merancy, capo architetto del programma Moon Base della NASA, ha spiegato come i vari moduli dell’avamposto dovranno essere distribuiti in modo assolutamente strategico. Gli habitat per l’equipaggio verranno posizionati sulla sommità delle colline per massimizzare l’esposizione alla luce solare. I sistemi di alimentazione nucleare dovranno invece trovarsi ad almeno 1 km di distanza per garantire l’adeguata protezione dalle radiazioni. Questa disposizione frammentata e decentralizzata farà somigliare l’insediamento a una vera e propria città in continua espansione. L’obiettivo primario, come spiegato dal manager Carlos García-Galán, è quello di esplorare diversi siti per massimizzare la combinazione tra obiettivi scientifici e la fattibilità di una presenza permanente.
Droni saltellanti e rover autonomi
Per ridurre i margini di incertezza prima della costruzione effettiva, l’agenzia impiegherà gli innovativi droni MoonFall. Si tratta di piccoli robot in grado di compiere balzi sulla superficie, progettati specificamente per perlustrare la regione del Polo Sud. Il gruppo iniziale, composto da 3 o 4 veicoli spaziali, sarà lanciato nel 2028 a bordo di un lander realizzato da Firefly Aerospace, azienda che si è aggiudicata un contratto da 75 milioni di dollari. Questi droni avranno anche il compito di tracciare fisicamente i confini della base stessa.
La NASA ha inoltre assegnato 219 milioni di dollari alla californiana Astrolab e 220 milioni di dollari a Lunar Outpost per la produzione dei Lunar Terrain Vehicles. Questi grandi rover potranno operare in modo autonomo, atterrando prima delle missioni con equipaggio per poi farsi trovare pronti all’arrivo degli astronauti. Entrambi i veicoli saranno trasportati dal lander Blue Moon di Blue Origin, in virtù di 2 contratti del valore di 234 milioni di dollari ciascuno.
Le 3 fasi del progetto e la corsa allo Spazio
Il piano di costruzione dell’infrastruttura lunare si articolerà in 3 fasi distinte. La fase 1 si estenderà fino al 2029 e servirà a raccogliere informazioni dettagliate per garantire un accesso affidabile alla superficie. La fase 2, compresa tra il 2029 e il 2032, stabilirà la capacità operativa iniziale della base. Infine, la fase 3, dal 2032 in avanti, permetterà di raggiungere una presenza semi-permanente dell’equipaggio umano.
Sullo sfondo di questa impresa epocale si gioca inevitabilmente una delicata partita geopolitica. La Cina ha in programma di far atterrare i propri astronauti nel 2030, e le autorità statunitensi hanno ribadito a più riprese l’importanza di arrivare per primi al fine di stabilire norme di comportamento responsabile. Jared Isaacman, amministratore della NASA, ha sottolineato la rilevanza del Trattato sullo Spazio extra-atmosferico, auspicando che il rispetto reciproco tra le nazioni regoli la convivenza sulla superficie lunare. Fino ad oggi, il programma ha già archiviato con successo 2 missioni Artemis, ponendo le solide fondamenta per il prossimo test Artemis III previsto per la metà del 2027.
