In occasione del Milan Longevity Summit, in programma dal 20 al 23 maggio, Named, insieme a Will Media e YouTrend, lancia Longevity Lab, il nuovo osservatorio pensato per monitorare nel tempo comportamenti, aspettative e linguaggio della longevità in Italia. La notizia più rilevante che emerge dalla prima edizione della ricerca è chiara: per gli italiani invecchiare non significa soltanto fare i conti con l’età o con la medicina, ma soprattutto preservare nel tempo lucidità mentale, autonomia e benessere quotidiano. La longevità viene quindi percepita sempre meno come un tema esclusivamente legato alla vecchiaia e sempre più come un insieme di scelte e comportamenti che riguardano tutte le fasce d’età.
I primi risultati della ricerca Longevity Lab, di Named, Will e YouTrend, realizzata da YouTrend su un campione rappresentativo di italiani tra i 18 e i 60 anni, mostrano infatti che il 60% degli italiani indica il deterioramento mentale e cognitivo come principale preoccupazione rispetto al proprio invecchiamento. È un dato che supera la paura della perdita di autonomia, indicata dal 51%, e quella del deterioramento fisico, segnalata dal 34%.
Il nuovo significato della longevità: non solo vecchiaia, ma qualità della vita
La prima fotografia scattata da Longevity Lab restituisce l’immagine di un Paese che ha iniziato a interiorizzare il valore della longevità, ma che non ha ancora trovato un modo pienamente coerente per tradurre questa consapevolezza in abitudini quotidiane. Il tema non viene più letto soltanto attraverso la lente dell’allungamento della vita, ma come capacità di mantenere nel tempo una buona qualità dell’esistenza. In questo senso, la longevità in Italia emerge come desiderio di restare mentalmente lucidi, indipendenti e capaci di vivere il quotidiano con benessere.
È proprio su questo terreno che nasce l’osservatorio promosso da Named, Will Media e YouTrend: seguire nel tempo il rapporto delle persone con il proprio corpo, con il futuro e con l’idea stessa di invecchiamento, in una fase storica in cui la longevità non è più un argomento relegato alla terza età.
Italiani pessimisti sul futuro, ma disposti a investire nella salute
Un altro elemento centrale della ricerca riguarda il modo in cui gli italiani guardano alla propria vecchiaia. Il quadro è segnato da un sentimento più vicino al pessimismo che alla speranza: soltanto il 21% ritiene che la propria vecchiaia sarà migliore di quella degli anziani di oggi, mentre il 37% la immagina peggiore.
Questo pessimismo, tuttavia, non si traduce in rassegnazione. Al contrario, una quota significativa della popolazione dichiara di essere pronta a cambiare alcuni comportamenti presenti per ottenere benefici futuri. Il 41% degli italiani si dice infatti disposto a rinunciare a piaceri immediati per migliorare la propria salute futura.
Il tema viene percepito anche come urgente. Secondo la ricerca, il 30% degli intervistati pensa che sia necessario investire nella longevità già tra i 30 e i 40 anni, mentre il 26% indica come fase cruciale quella tra i 40 e i 50 anni. Nel complesso, oltre un terzo degli italiani ritiene che il lavoro sulla longevità debba iniziare prima dei 40 anni.
Integratori alimentari e longevità: cresce la visione preventiva
La ricerca dedica un focus specifico anche al rapporto tra integratori alimentari e benessere di lungo periodo. Chi assume integratori lo fa soprattutto per rispondere a esigenze specifiche, come menopausa, gravidanza o periodi di forte stress, indicati dal 31% degli intervistati. Il 26% li utilizza invece per colmare carenze nutrizionali.
Solo il 10% dichiara di assumere integratori alimentari principalmente in un’ottica preventiva e di lungo periodo. Questo comportamento risulta concentrato soprattutto nella fascia di età 40-49 anni, che si conferma la più orientata a una visione preventiva e strategica della propria salute.
Sul piano delle aspettative, però, il dato è più ampio: il 46% degli italiani ritiene che l’assunzione di integratori alimentari possa contribuire in qualche modo a migliorare la longevità e il proprio benessere nel lungo periodo. Si conferma così una distanza tra la percezione dell’utilità degli integratori e il loro uso effettivo in chiave preventiva.
Perché molti italiani non assumono integratori
Tra chi non assume integratori alimentari, il principale ostacolo non è il costo e non è nemmeno lo scetticismo. La ragione più diffusa è la convinzione di non averne bisogno: il 42% dichiara infatti di non avere carenze.
Per quanto riguarda la disponibilità economica, il budget più comune per prodotti legati alla longevità si colloca tra i 10 e i 20 euro al mese, indicato dal 24% degli intervistati. Colpisce però il dato di genere: il 17% degli uomini si dice disposto a spendere più di 50 euro, contro l’11% delle donne.
Questi numeri confermano come il mercato dei prodotti legati al benessere di lungo periodo si muova in un contesto in cui interesse, percezione di utilità e disponibilità di spesa non sempre procedono allo stesso ritmo.
Medico di base primo riferimento, ma i social crescono tra i giovani
Le scelte legate alla longevità sono influenzate da fonti diverse, con differenze significative tra generazioni. Il medico di base rappresenta il principale punto di riferimento per il 44% degli italiani, una quota che sale al 58% tra gli over 50.
Seguono nutrizionisti e specialisti, indicati dal 31%, mentre contenuti online e social network raggiungono il 28%. Il ruolo delle piattaforme digitali cresce però in modo netto tra i più giovani: nella fascia 18-29 anni, il 37% indica social network e contenuti online come fonte di orientamento per le proprie scelte legate alla longevità.
Il dato evidenzia una trasformazione importante nel modo in cui le nuove generazioni costruiscono il proprio rapporto con la salute, la prevenzione e il futuro. Se per le fasce più adulte il riferimento medico tradizionale resta centrale, tra i più giovani cresce il peso dell’informazione digitale.
Pregliasco: lo scarto tra atteggiamento dichiarato e comportamento effettivo
A commentare i risultati della prima edizione dell’osservatorio è Lorenzo Pregliasco, cofondatore di YouTrend, che sottolinea la distanza tra intenzioni e comportamenti concreti.
“Il dato più interessante di questa prima edizione del nostro osservatorio è lo scarto tra l’atteggiamento dichiarato e il comportamento effettivo. Il 41% degli italiani dice di essere disposto a rinunciare a piaceri immediati in nome della salute futura, e il 46% riconosce negli integratori uno strumento utile al benessere di lungo periodo: quote tutt’altro che marginali. Però, quando si guarda all’uso concreto, solo il 10% adotta gli integratori in un’ottica esplicitamente preventiva, mentre prevalgono ancora le esigenze contingenti. Da un lato una sensibilità diffusa sulla longevità, dall’altro un comportamento che resta legato all’immediato, con l’osservatorio Longevity Lab cercheremo di tracciare come si muove la distanza tra ciò che gli italiani dichiarano di voler fare e ciò che effettivamente fanno in tema di longevità”, ha commentato Lorenzo Pregliasco, cofondatore di Youtrend.
Il punto evidenziato da Pregliasco rappresenta uno dei nodi più rilevanti della ricerca: gli italiani riconoscono il valore della salute futura, ma spesso continuano ad agire secondo logiche di breve periodo, intervenendo quando emerge un’esigenza specifica più che attraverso una strategia preventiva.
Will Media: raccontare il cambiamento demografico e il rapporto con il tempo
Il progetto Longevity Lab nasce anche dall’incontro tra ricerca, comunicazione e racconto del cambiamento sociale. In questo senso si inserisce il contributo di Will Media, che porta all’osservatorio la prospettiva delle nuove generazioni e delle community digitali.
“Will nasce per raccontare il cambiamento, e il cambiamento demografico è da sempre uno dei nostri pilastri”, afferma Paolo Bovio, Managing Editor di Chora & Will. “Come media digitale di riferimento per le generazioni GenZ e Millennial, sentiamo la responsabilità di contribuire a una discussione sulla longevità: una lente che ci spinge a interrogarci sul tempo – su come stiamo nel tempo, come conciliamo ambizioni, necessità professionali, relazioni e progettualità. Tutto questo costruisce un percorso che impatta la nostra salute. Per questo siamo felici della partnership con Named e YouTrend, che ha coinvolto anche le nostre community: i dati emersi sono fertili e stimolanti, e siamo curiosi di portarli al nostro pubblico e vedere quali saranno le risonanze”.
Le parole di Bovio inseriscono il tema della longevità in una cornice più ampia, che riguarda il rapporto con il tempo, le ambizioni personali, il lavoro, le relazioni e la progettualità individuale. La longevità, in questa lettura, non è solo una questione sanitaria, ma una chiave per interpretare i cambiamenti demografici e culturali in corso.
Longevity Lab, un osservatorio per capire come cambiano abitudini e aspettative
I dati della prima edizione di Longevity Lab restituiscono dunque l’immagine di un Paese che ha compreso l’importanza della longevità, ma che fatica ancora a trasformare questa consapevolezza in pratiche quotidiane coerenti.
Gli italiani sembrano sapere che il benessere futuro si costruisce prima della vecchiaia, e che la prevenzione non riguarda soltanto il corpo, ma anche la mente, l’autonomia e la qualità della vita. Tuttavia, tra ciò che si dichiara di voler fare e ciò che si fa davvero resta una distanza significativa.
È precisamente questo lo spazio che il nuovo osservatorio di Named, Will Media e YouTrend intende presidiare: raccontare nel tempo il rapporto delle persone con il proprio corpo, con la salute e con l’invecchiamento, monitorando come cambiano comportamenti, aspettative e linguaggio della longevità in Italia.
