Meteo, El Niño verso il ritorno nel 2026: probabilità oltre l’80%, ma resta forte l’incertezza sulla reale intensità del fenomeno

NOAA e OMM invitano alla cautela, sottolineando che parlare già oggi di 'Super El Niño' non ha ancora solide basi scientifiche

Le previsioni dei principali centri di calcolo mondiali sono ormai convergono tutti su un unico scenario: El Niño sta per tornare. Ma sarà davvero un ‘Super Niño‘ come nel 1997-98 o nel 2015-16? La risposta è che nessuno può ancora dirlo con certezza, e proprio questa incertezza rappresenta uno dei punti chiave degli ultimi aggiornamenti ufficiali. Il NOAA/CPC ha confermato la possibilità di un ‘El Niño Watch‘ e stima probabilità superiori all’80% che il fenomeno si sviluppi tra i mesi di maggio e luglio 2026, per poi proseguire almeno fino all’inverno boreale 2026-27. E fin qui, tutto chiaro. Il punto critico, però, riguarda l’intensità: nel corso degli ultimi aggiornamenti, i meteorologi statunitensi parlano esplicitamente di ‘sostanziale incertezza‘ sull’effettiva intensità che questo evento potrà raggiungere. Al momento, infatti, non emerge nettamente più delle altre nessuna di queste categorie, ossia debole, moderato, forte o molto forte. Per farla breve, El Niño arriverà quasi certamente, ma capire se si trasformerà in un evento storico resta tutt’ora un’incognita.

Su gran parte delle pagine dei media internazionali compare da settimane l’appellativo di ‘Super El Niño‘, evocando proprio i grandi eventi del passato. Eppure l’Organizzazione Meteorologica Mondiale è recentemente intervenuta per fare chiarezza: ‘super El Niño’ non è una categoria scientifica ufficiale. Si tratta di un’espressione giornalistica nata per descrivere episodi con anomalie di temperatura superficiale del mare nella regione Niño 3.4 pari o superiori a +2°C, ma non figura in alcuna classificazione ufficiale. Gli enti di riferimento come il NOAA/CPC e l’OMM utilizzano, invece, una scala basata sull’indice ONI, che distingue eventi deboli, moderati, forti e molto forti, senza che siano menzionati livelli del tipo ‘super’.

Quando si parla di eventi El Niño eccezionali, spiccano su tutte tre date presenti nella catalogazione basata sull’ONI: 1982-83, 1997-98 e 2015-16. Tutte queste annualità hanno registrato anomalie massime uguali o superiori a +2°C nella regione Niño 3.4, ed è per questo che vengono classificati come ‘molto forti‘. Se El Niño previsto per il 2026 dovesse raggiungere valori simili, si collocherebbe nel ristretto ‘sodalizio’ di questi grandi eventi. Al momento, peró, nessun modello prevosionale può garantire con rigore e con certezza assoluta ciò che potrebbe accadere. La possibilità esiste, ma non è ancora un’evidenza.

El Niño e La Niña non sono fenomeni nuovi né eccezionali in senso assoluto. Le catalogazioni ufficiali documentano circa 20-25 episodi El Niño e più o meno i medesimi episodi di La Niña dalla metà del XX secolo, con qualche differenza a seconda dell’indice utilizzato (ONI, MEI, ecc.) e dei criteri di durata e soglia. Parlare quindi di ‘27 episodi El Niño e 27 La Niña‘ è concettualmente corretto, purché si presenti il dato come approssimativo e non come valore universale. Quel che è certo è che questi eventi sono parte integrante della variabilità naturale del clima terrestre e si ripetono con cadenza irregolare da decenni.

A tale proposito, al fine di monitorare l’evoluzione di El Niño senza cadere in sensazionalismi, le fonti da consultare sono quelle indicate dalla stessa OMM: NOAA/CPC, i centri regionali come CIIFEN e, naturalmente, i bollettini ufficiali dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale. È inoltre fondamentale tenere presente che le proiezioni emesse durante la stagione primaverile, dovranno essere filtrate attraverso la cosiddetta ‘barriera previsionale‘, un periodo in cui l’incertezza dei modelli ENSO aumenta e le stime sull’intensità devono essere comunicate con particolare cautela.