I dati meteo registrati alle prime luci dell’alba di stamane, mettono in evidenza l’incredibile complessità dei microclimi in Abruzzo. Nonostante la primavera inoltrata, i settori interni hanno vissuto una notte dalle caratteristiche prettamente invernali. Sui principali altipiani e nelle conche abruzzesi, infatti, le temperature minime sono crollate diffusamente sotto lo zero, favorite da un meccanismo termodinamico affascinante e spietato noto come inversione termica. In condizioni meteo standard, l’atmosfera mostra un profilo termico lineare, in cui la temperatura diminuisce progressivamente all’aumentare della quota. Questo gradiente termico verticale subisce però una drastica mutazione in presenza di precise condizioni sinottiche, caratterizzate da cielo completamente sereno, totale assenza di ventilazione e tassi di umidità molto bassi.
Durante le ore notturne, in mancanza della radiazione solare, il suolo irraggia calore direttamente verso lo ‘spazio’, raffreddandosi quindi con estrema rapidità. L’aria a diretto contatto con il terreno cede il proprio calore per conduzione, diventando improvvisamente densa, pesante e gelida. Questo strato d’aria, comportandosi quasi come un fluido, inizia a scivolare lungo i pendii montuosi circostanti, accumulandosi e stagnando sul fondo delle valli. Si origina così un tenace cuscinetto freddo nei bassi strati, sormontato da uno strato d’aria sensibilmente più calda e leggera in quota.
Il primato del gelo spetta alla stazione di Roccaraso in località Piano Aremogna, situata a 1405 metri di altitudine, dove la colonnina di mercurio è sprofondata fino a -4.3°C. Il fenomeno del forte irraggiamento notturno non ha risparmiato altre località abruzzesi. Zone storicamente soggette a questo effetto, come di Castel del Monte posta a 1465 metri, hanno registrato una minima di -2.5°C, seguite a ruota dai Piani Di Pezza e da Campo Felice, entrambe ferme a -1.8°C. Persino sul vasto Altopiano delle Cinque Miglia, a 1250 metri di quota, il termometro è sceso a -1.3°C, regalando un risveglio caratterizzato da estese brinate.
Il confronto più emblematico di questa dinamica si nota analizzando il paradosso tra la stazione di Campo Imperatore e la piana dell’Aremogna. La stazione del Gran Sasso, posizionata a ben 2130 metri di altitudine ma inserita in un contesto d’alta quota aperto e costantemente ventilato, ha registrato una temperatura minima che si è fermata esattamente a +0.0°C. Al contrario, la piana di Roccaraso, pur trovandosi oltre 700 metri più in basso, ha toccato i citati -4.3°C grazie alla sua perfetta conformazione a ‘conca chiusa‘.
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