Tra il 28 aprile e il 2 maggio, un vasto incendio ha colpito il territorio compreso tra il Comune di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, e i Comuni di Lucca e Capannori, nel territorio lucchese. Secondo le stime elaborate da ISPRA, le fiamme hanno interessato circa 500 ettari di superficie, di cui 370 coperti da aree forestali. I dati sono stati ottenuti attraverso mappature satellitari ad alta risoluzione e sistemi di intelligenza artificiale utilizzati per identificare con precisione gli ecosistemi forestali coinvolti dai roghi.
L’area interessata dall’incendio presenta un delicato equilibrio tra ambienti naturali e zone a prevalente vocazione agricola, con un’ampia presenza di boschi. Parte della superficie percorsa dalle fiamme ricade inoltre nella Zona Speciale di Conservazione “Monte Pisano”, sito tutelato appartenente alla rete europea Natura 2000. Le elaborazioni dell’ISPRA indicano che l’ecosistema più danneggiato è quello delle conifere, con circa 200 ettari andati in fumo. Colpite anche le leccete, per una superficie stimata di circa 100 ettari, e i boschi di querce e castagni, interessati dall’incendio per circa 70 ettari.
Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA, ha spiegato: “I nostri boschi costituiscono un capitale naturale di valore inestimabile, perché proteggono la biodiversità, contribuiscono alla regolazione del clima e garantiscono servizi ecosistemici indispensabili per la collettività. La loro salvaguardia richiede un impegno continuo, fondato su conoscenza, innovazione e collaborazione tra istituzioni. L’incendio che ha interessato il Monte Faeta richiama con forza l’attenzione sull’importanza strategica della sorveglianza ambientale e della tutela del nostro patrimonio boschivo. La prevenzione e la gestione degli incendi non possono prescindere da una solida base tecnico-scientifica; il lavoro svolto dall’ISPRA consente di monitorare in modo continuo lo stato degli ecosistemi, fornendo dati affidabili e tempestivi a supporto delle decisioni delle istituzioni. In questo contesto, la sorveglianza ambientale rappresenta non solo un presidio di controllo, ma una leva essenziale per una gestione sostenibile delle aree forestali che contribuisca a costruire una cultura della prevenzione e una maggiore resilienza del territorio. È una responsabilità che ci riguarda tutti e che ISPRA continuerà a sostenere con il massimo rigore scientifico e istituzionale”.
Roberto Inghilesi, Responsabile del Centro di Sorveglianza Ambientale dell’ISPRA, ha affermato: “Le attività dell’Istituto in tema di monitoraggio da satellite e analisi degli impatti degli incendi sugli ecosistemi naturali garantiscono il livello scientifico necessario per valutare i trend e le possibili conseguenze dei cambiamenti climatici. Un aspetto fondamentale delle valutazioni effettuate sulle aree bruciate è la valutazione della capacità resiliente degli ecosistemi boschivi rispetto ai fenomeni di incendio”.
Situazione incendi ed ecosistemi boschivi aggiornata al 4 maggio 2026
Dal 1° gennaio al 4 maggio 2026, in Italia sono stati censiti 340 grandi incendi boschivi e di vegetazione. È quanto emerge dagli ultimi aggiornamenti dell’European Forest Fire Information System, analizzati da ISPRA, secondo cui le fiamme hanno interessato complessivamente circa 3.900 ettari di territorio tra aree forestali, agricole, erbacee e arbustive. Nei primi quattro mesi dell’anno, le superfici forestali percorse dal fuoco ammontano a circa 1.900 ettari, pari al 49% del totale delle aree colpite dagli incendi. Le stime elaborate da ISPRA evidenziano come la quota maggiore riguardi boschi di querce e formazioni forestali miste, con circa 1.300 ettari danneggiati. Seguono i boschi di leccio, sughera e macchia mediterranea alta, colpiti per circa 300 ettari, e i boschi di conifere, anch’essi interessati da incendi su una superficie di circa 300 ettari.
Il confronto con i dati del periodo 2019-2025 mostra che, fino alla fine di marzo, il 2026 aveva mantenuto livelli di superficie bruciata tra i più bassi degli ultimi anni. La situazione è però cambiata a partire da aprile, quando si è registrata una crescita progressiva degli incendi. A incidere in modo significativo è stato soprattutto il vasto rogo del Monte Faeta, che ha fatto risalire le superfici percorse dal fuoco leggermente al di sopra della media del periodo di riferimento. Un andamento analogo è stato osservato anche per le aree forestali coinvolte dagli incendi.
