Il Mar Mediterraneo è storicamente percepito come un bacino sicuro, un’oasi marina lontana dalle devastanti dinamiche ondose che colpiscono regolarmente le coste dell’Oceano Pacifico o dell’Oceano Indiano. Si tratta tuttavia di un’illusione d’ottica geografica smentita dalla storia e dai più recenti modelli predittivi. Le coste della Francia meridionale, così come quelle italiane, sono già state colpite in passato da onde distruttive e lo scenario è destinato a ripetersi, tanto che gli esperti invitano a non abbassare la guardia. La rapidità con cui queste ondate possono generarsi e riversarsi sul litorale lascia margini d’azione strettissimi, trasformando la pianificazione preventiva e l’educazione dei cittadini nei soli strumenti in grado di fare la differenza tra la vita e la morte quando il mare decide di invadere la terraferma.
Un recente e dettagliato studio pubblicato su The Conversation, a cura di Frédéric Leone (Professore universitario, geografo dei rischi e delle catastrofi “naturali”, vulcanografo e cartografo presso l’Université Paul Valéry – Montpellier III) con la collaborazione di Louis Monnier, Monique Gherardi, Matthieu Péroche e Noé Carles, ha riacceso i riflettori su questa minaccia silenziosa. Come spiega chiaramente il professor Frédéric Leone, “il bacino del Mediterraneo detiene il secondo maggior numero di tsunami storici registrati” dopo il Pacifico. I dati statistici citati nell’approfondimento e rilasciati dall’UNESCO non lasciano spazio a dubbi: esiste il 100% di probabilità che uno tsunami alto almeno un metro colpisca il Mediterraneo nei prossimi 30 anni.
I precedenti storici e la vulnerabilità della Costa Azzurra
I precedenti storici della regione confermano la concretezza di questa minaccia, mostrando come la rapidità del fenomeno possa variare a seconda della sua origine. Nel saggio curato dal professor Leone viene evidenziato, ad esempio, il caso del terremoto di Boumerdès in Algeria, avvenuto il 21 maggio 2003: originatosi al largo delle coste del Nord Africa, il maremoto ha impiegato appena un’ora e un quarto per attraversare il bacino e raggiungere la Riviera francese, dove ha provocato forti correnti, improvvisi cali del livello del mare e il danneggiamento di numerose imbarcazioni in ben 8 porti turistici. Ancor più repentino e devastante è stato il disastro di Nizza del 16 ottobre 1979, causato non da un sisma ma dal crollo sottomarino di una parte del cantiere per il nuovo porto commerciale. In quel caso l’onda si è generata a pochissima distanza dalla terraferma, flagellando Antibes, Cannes e Nizza, provocando la morte di 8 persone e cogliendo la popolazione totalmente di sorpresa.
Il fattore tempo: la sfida dei sistemi di allerta
Il problema principale legato ai maremoti nel nostro mare è il tempo di reazione. Se uno tsunami generato sulle coste africane impiega circa 90 minuti per raggiungere la Francia, un evento sismico o una frana sottomarina nel Mar Ligure – tra la Corsica e le coste italiane – potrebbe generare onde capaci di abbattersi sulla costa in meno di 10 minuti.
In Francia, il Centre d’alerte aux tsunamis (Cenalt) è operativo dal 2012 e riesce a trasmettere un’allerta alle autorità in meno di 15 minuti tramite piattaforme come FR-Alert. Tuttavia, Frédéric Leone avverte che questo sistema globale “copre solo gli tsunami causati da terremoti lontani ed è poco efficace in caso di tsunami locali o causati da frane sottomarine“, dove il tempo di arrivo dell’onda è inferiore ai tempi tecnici di trasmissione dell’allarme.
L’importanza dei segnali naturali
In mancanza di un’allerta digitale tempestiva, la salvezza risiede nella capacità della popolazione di riconoscere i segni premonitori: scosse di terremoto avvertite distintamente o un improvviso e anomalo ritiro del livello del mare.
Il piano di evacuazione per Nizza e il programma “Tsunami Ready”
La densità urbana e l’altissimo afflusso turistico estivo rendono la zona di Nizza e della Costa Azzurra estremamente vulnerabile. I ricercatori dell’Università di Montpellier hanno calcolato che, nei periodi di picco, sulle sole spiagge dell’area metropolitana di Nizza possono essere presenti tra le 10mila e le 87mila persone. Per fronteggiare questa potenziale emergenza, gli scienziati hanno collaborato con le autorità locali per mappare quasi 100 siti di rifugio sicuri e calcolare, tramite algoritmi, i percorsi pedonali più rapidi per raggiungerli, tenendo conto di pendenze e possibili ostacoli.
L’obiettivo finale è l’ottenimento della certificazione Tsunami Ready dell’UNESCO, un programma in 12 punti per i territori in grado di anticipare il rischio. Città come Cannes e Deshaies (in Guadalupa) hanno già ottenuto questo riconoscimento grazie al supporto del team di ricerca, e Nizza si appresta a seguirle. Quando un’onda può colpire in pochi minuti, l’unica vera difesa è sapere in anticipo dove correre.
