Vladimir Putin torna a Mosca senza risultati concreti dopo il suo viaggio a Pechino. L’obiettivo più importante della missione, il gasdotto Forza della Siberia-2, che sulla carta dovrebbe trasportare 50 miliardi di metri cubi di gas dai giacimenti della Penisola di Yamal, rimane sospeso. Il progetto, che avrebbe dovuto rifornire la Cina dopo che l’Europa ha tagliato i propri acquisti di gas dalla Russia a causa della guerra, non ha ancora una tabella di marcia definita. La missione cinese di Donald Trump, pochi giorni prima, ha invece evidenziato la differenza tra le due occasioni, simile “a quella fra un matrimonio stanco nella sua routine e la novità di una nuova possibile relazione fra caratteri opposti, difficile e da costruire, ma fonte di possibili ricadute positive”. Al Cremlino, l’arrivo di Putin subito dopo Trump viene definito una “coincidenza”, come ha dichiarato Yuri Ushakov, mentre Dmitry Peskov ha chiesto di minimizzare i paragoni.
Xi conferma accordi commerciali con gli Stati Uniti
Nove minuti prima dell’incontro con Putin, il Ministero del Commercio cinese confermava importanti accordi con gli Stati Uniti: l’acquisto di 200 aerei Boeing, il via libera alle importazioni di carne di manzo da 600 aziende americane e l’estensione della tregua sui dazi sottoscritta lo scorso ottobre.
Nonostante le aspettative di Mosca per discussioni “serie” e “molto dettagliate”, i colloqui sul gasdotto Forza della Siberia-2 non hanno portato a un calendario chiaro. Il portavoce del Cremlino ha dichiarato: “c’è in generale intesa sui principali parametri del gasdotto. Sul percorso e sul procedimento di costruzione. Rimangono alcune sfumature da finalizzare, ma l’intera complessiva c’è già”, senza entrare nei dettagli di prezzo e volumi.
Lo scorso settembre era stato sottoscritto un memorandum di costruzione, legalmente vincolante secondo Mosca, ma che rimane un intento. Gazprom ha iniziato a definire il progetto tecnico, mentre Pechino continua a richiedere un prezzo calmierato simile a quello del mercato interno russo.
La Cina valuta il proprio fabbisogno energetico
Analisti citati dal Financial Times ritengono che Pechino consideri il consumo interno di gas ormai al picco e temi impegni a lungo termine come l’avvio della costruzione di Forza della Siberia-2. L’accelerazione delle energie rinnovabili in Cina rende sempre più improbabile l’avvio immediato dei lavori.
La lunga dichiarazione congiunta sulla partnership strategica non contiene novità significative, ribadendo posizioni già note e invocando un ordine multipolare. Xi e Putin esprimono preoccupazione per la crescente militarizzazione degli Stati Uniti e dei loro alleati, condannando operazioni militari in Iran e America Latina. Xi ha dichiarato: “unilateralismo ed egemonismo sono profondamente dannosi e il mondo si trova di fronte al pericolo di una regressione alla legge della giungla”, un chiaro riferimento agli Stati Uniti.
Energia e tecnologia: collaborazione ma senza vincoli
Durante la conferenza stampa congiunta, Xi ha sottolineato la cooperazione nei settori dell’energia e della tecnologia, incluso l’intelligenza artificiale, e l’impegno a lavorare insieme per “promuovere la governance”. Putin e Xi hanno convenuto di “continuare ad approfondire le relazioni complessive di partnership nel settore dell’energia” e a “approfondire la collaborazione positiva per entrambi nei settori del petrolio, del gas e del carbone”.
Sull’Ucraina, Russia e Cina ribadiscono la necessità di eliminare le “cause alla radice” del conflitto, mentre Pechino inserisce il riferimento al rispetto della Carta dell’Onu. Fonti del Financial Times riportano che Xi avrebbe osservato come Putin si sarebbe pentito di aver invaso l’Ucraina.
La Cina acquista circa il 20% del petrolio russo, con un aumento del 35% nei primi mesi dell’anno, e si dimostra determinata a diversificare le fonti energetiche, vista anche la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’interscambio commerciale complessivo, superiore ai 200 miliardi di dollari dal 2023, mostra un calo nelle esportazioni russe e un aumento in quelle cinesi, probabilmente legato alla guerra in Ucraina.
Nonostante la delegazione russa composta da 39 persone, i 22 accordi sottoscritti e la conferma dell’affidabilità come fornitore di risorse energetiche, i “rapporti al loro livello più alto” riconosciuti da Xi non sono stati sufficienti a imprimere un nuovo slancio alla partnership Russia-Cina.
