Nel 2026 lo stipendio torna a essere il fattore principale nella scelta del datore di lavoro per i lavoratori italiani. Secondo l’Employer Brand Research 2026 di Randstad, il 59% degli italiani indica la retribuzione e i benefit competitivi come priorità assoluta, superando per la prima volta dopo dieci anni l’atmosfera di lavoro piacevole (57%) e il work life balance (56%). Questo fenomeno riflette l’impatto dell’inflazione e del carovita, che hanno eroso il potere d’acquisto e riportano la retribuzione al centro delle decisioni professionali.
Il dato emerge in un contesto in cui le aziende italiane, paradossalmente, offrono poco proprio su quegli aspetti ritenuti più importanti dai lavoratori. I risultati della ricerca evidenziano che fattori come lo stipendio e le opportunità di carriera sono ancora deboli nella valutazione degli attuali datori di lavoro, creando un divario tra le aspettative dei dipendenti e la realtà aziendale.
I motivi delle dimissioni: salario, crescita e work life balance
Il basso stipendio non è solo un driver nella scelta del datore di lavoro, ma anche la principale causa di dimissioni. Il 44% degli italiani indica la retribuzione insufficiente come motivo principale per lasciare il proprio lavoro, seguito dalla mancanza di opportunità di crescita (33%) e dal desiderio di migliorare l’equilibrio vita-lavoro (33%).
“In Italia la scelta del datore di lavoro ideale è guidata da un mix di fattori strettamente correlati tra loro – afferma Marco Ceresa, Group CEO di Randstad -. Quest’anno la retribuzione si è affermata come il driver prioritario, certamente influenzato dall’incertezza economica e dall’inflazione, ma seguito da vicino da atmosfera lavorativa, work life balance, sicurezza del posto di lavoro e opportunità di carriera. Gli italiani valutano i potenziali datori di lavoro in modo ‘olistico’, senza limitarsi a un singolo elemento dominante. Tuttavia, nell’analisi emerge che le aziende ottengono risultati ancora migliorabili proprio su alcuni dei fattori più rilevanti. È un segnale chiaro per le organizzazioni: devono esaminare con cura il proprio employer branding per definire strategie più incisive di attraction e retention dei talenti”.
Lamborghini al top: il datore di lavoro più ambito dagli italiani
L’indagine di Randstad, che ha coinvolto 7.170 italiani tra occupati e non occupati, rivela che Automobili Lamborghini S.p.A. è il datore di lavoro ideale per il 79,8% dei partecipanti, conquistando il primo posto nel Randstad Employer Brand 2026. Douglas Arrighi Pereira, Chief People, Culture and Organization Officer di Lamborghini, sottolinea: “in Lamborghini lavoriamo per creare le condizioni affinché ciascuno possa esprimere il proprio potenziale, contribuendo a un’organizzazione agile, motivata e capace di affrontare le sfide del futuro. Sappiamo che questo percorso richiede impegno costante e capacità di evolvere. Essere riconosciuti come datore di lavoro ideale in Italia rafforza la nostra responsabilità nel continuare a operare con coerenza, attenzione alle persone e senso di responsabilità condivisa”.
Altre aziende si distinguono nei rispettivi settori: Ferrero nel settore dei beni di largo consumo, Gruppo Mondadori nei media, IEO – Istituto Europeo di Oncologia nella sanità, Brembo nella componentistica automotive, Leonardo nell’aeronautica, Sanofi nel farmaceutico, ABB nell’elettronica e IBM nell’ICT.
I settori più ambiti e la competizione per i talenti
Tra i settori più attrattivi per i lavoratori italiani emerge l’industria aeronautica con il 77% di preferenze, seguita dall’ICT (75,9%) e dall’automotive (75,7%). La classifica continua con elettronica (75,58%), media (75,55%), sanità (75,45%), farmaceutico (75,42%), beni di largo consumo (75,22%), componentistica automotive (74,9%) e industria metallurgica (74,9%). La differenza tra settori è ormai limitata, indicando una forte competizione tra aziende non solo all’interno dello stesso settore ma anche tra settori diversi.
La stabilità e le intenzioni di cambiamento lavoro
Il 22% dei lavoratori italiani prevede di cambiare lavoro entro sei mesi, mentre il 12% lo ha già fatto, segnando un leggero calo rispetto al 2025. La propensione al cambiamento varia molto per età: il 26% della Generazione Z considera il cambiamento imminente, contro appena il 9% dei Baby Boomers, evidenziando una maggiore stabilità tra le generazioni più mature.
Per cercare lavoro, il canale più utilizzato e più efficace rimane LinkedIn, usato dal 48% dei lavoratori, con il 27% che ha trovato un’occupazione tramite la piattaforma. Seguono i portali di ricerca lavoro (28% e 11% di efficacia), i siti aziendali (26% e 13%), le conoscenze personali e i social media (24%), Google for Jobs (19%), servizi pubblici per l’impiego (14%), applicazioni AI come Gemini, ChatGPT e Copilot (9%), agenzie di recruiting (8%) e job fair (7%). Nonostante la digitalizzazione della ricerca, il contatto di persona resta cruciale: il 74% dei candidati lo ritiene molto importante nella fase di ricerca e il 75% nella fase di candidatura.
Benefit secondari e lavoro da remoto
Oltre alla retribuzione, i benefit secondari influenzano significativamente la soddisfazione dei lavoratori. Tra questi, i più rilevanti sono i benefit previdenziali e di sicurezza finanziaria (81%), la flessibilità lavorativa (80%), la salute e il benessere (80%), ferie e permessi (79%), comfort sul luogo di lavoro (78%), sviluppo professionale (77%), apprezzamento e cultura aziendale (75%) e supporto alla famiglia e alla comunità (74%).
Il lavoro da remoto mostra una lieve ripresa nel 2026. Il 47% dei lavoratori è ancora in presenza, il 26% in modalità ibrida, il 7% esclusivamente da remoto, mentre il 18% non ha possibilità di lavorare da remoto e il 3% non è autorizzato dal datore di lavoro. Dopo il picco del 2021 post-pandemia, il lavoro da remoto e ibrido aveva registrato un calo costante fino al 2025, con una leggera inversione di tendenza nel 2026 (+1 punto per il remoto, +2 punti per l’ibrido).
L’indagine di Randstad mette in luce come la scelta del datore di lavoro in Italia sia guidata da una combinazione di fattori economici e culturali. La retribuzione torna al centro delle priorità, seguita da ambiente di lavoro, work life balance e opportunità di carriera, mentre il riconoscimento aziendale resta cruciale per attrarre e trattenere i talenti. Il messaggio per le aziende è chiaro: per essere competitive devono rivedere la propria strategia di employer branding, investendo in salari, sviluppo professionale e benessere dei dipendenti.
