C’è un clima di trepidante attesa per il 12° volo di prova del megarazzo Starship di SpaceX, la cui partenza è fissata per martedì 19 maggio (18:30 EDT, 00:30 ora italiana del 20 maggio). Dopo una pausa durata quasi 7 mesi, l’azienda aerospaziale guidata da Elon Musk riporterà sulla rampa di lancio il razzo più imponente e potente mai realizzato dall’umanità. Questa missione segnerà il debutto assoluto della modernissima variante V3 del veicolo, un aggiornamento cruciale che introduce importanti modifiche strutturali e che giustifica la lunga assenza dalle piattaforme di volo. Sebbene la traiettoria suborbitale scelta per l’occasione ricalchi i profili spaziali già collaudati in passato, le operazioni in orbita presenteranno una dinamica del tutto inedita e spettacolare. Lo stadio superiore del lanciatore, infatti, sarà chiamato a compiere un’accurata manovra di auto-osservazione.
I satelliti ispettori
Durante questo volo, il piano prevede che lo stadio superiore, noto come Ship, rilasci ben 22 simulatori di massa che ricalcano le sembianze dei satelliti broadband Starlink. SpaceX ha confermato che questi dispositivi avranno dimensioni paragonabili a quelli di prossima generazione, un dettaglio fondamentale poiché uno dei compiti principali di Starship sarà proprio il completamento della megacostellazione internet, affiancando gli ambiziosi progetti per il programma lunare Artemis della NASA e la futura colonizzazione di Marte.
Il numero di satelliti fittizi trasportati segna un netto aumento rispetto ai precedenti lanci, che si fermavano a 8 o 10 unità. Tuttavia, la vera innovazione risiede in 2 dispositivi specifici all’interno del gruppo: dei veri e propri satelliti ispettori. Gli ultimi 2 apparecchi rilasciati avranno il delicato compito di scansionare lo scudo termico di Starship, trasmettendo immagini in tempo reale agli operatori. Per facilitare i test di riconoscimento ottico, alcune piastrelle del veicolo sono state dipinte di bianco, simulando i danni da rientro e fornendo bersagli chiari per l’analisi visiva.
L’ossessione ingegneristica per lo scudo termico
L’attenzione focalizzata sulle protezioni non sorprende gli addetti ai lavori. Proteggere un veicolo spaziale dal calore estremo generato dall’attrito atmosferico è una sfida formidabile. A differenza delle capsule tradizionali come Orion della NASA, il cui scudo deve funzionare per un singolo viaggio, Starship è progettata per una riutilizzabilità rapida e totale, con l’obiettivo di completare voli multipli nell’arco di una singola giornata.
Elon Musk ha chiaramente indicato lo scudo termico della Ship, composto da circa 40mila piastrelle esagonali, come il più grande ostacolo attuale del programma. “Nessuno ha mai realizzato uno scudo termico orbitale riutilizzabile“, ha dichiarato il fondatore di SpaceX durante un recente intervento al Dwarkesh Podcast. La struttura deve resistere alle tremende vibrazioni della fase di ascesa senza perdere pezzi, per poi affrontare l’inferno del rientro salvaguardando l’integrità del telaio principale.
I prossimi passi per il volo 12
Se la barriera termica ha già dimostrato di poter resistere consentendo alla Ship di ammarare dolcemente nell’oceano in passato, i danni subiti dalle piastrelle hanno reso il veicolo inservibile senza lunghi e costosi lavori di ripristino. Un modello di business basato sull’atterraggio, il rifornimento e il decollo immediato mal si concilia con l’ispezione manuale di decine di migliaia di componenti ceramici. Per il prossimo volo, il gigantesco primo stadio Super Heavy guiderà se stesso verso un ammaraggio controllato nel Golfo del Messico circa 7 minuti dopo il decollo. Per questa volta, la spettacolare cattura al volo da parte dei bracci “chopstick” della torre di lancio non è prevista. La navetta Ship, dal canto suo, concluderà la sua corsa nelle acque dell’Oceano Indiano dopo circa 65 minuti, ma le inquadrature spaziali dei nuovi ispettori satellitari forniranno dati cruciali in tempo reale, svelando in diretta il destino del razzo che vuole conquistare Marte.
