SpaceX si prepara a scrivere un nuovo entusiasmante capitolo dell’esplorazione spaziale con l’imminente debutto della Starship Version 3 (V3), programmato per il 19 maggio (18:30 EDT, 00:30 ora italiana del 20 maggio). A 3 anni esatti dal primo volo del sistema integrato, avvenuto nell’aprile del 2023, e dopo ulteriori 10 lanci di prova, l’azienda aerospaziale ha implementato una revisione totale del design del suo veicolo di punta, capitalizzando successi, fallimenti e moltissimi dati raccolti direttamente sul campo. Questa generazione inedita, che decollerà dalla seconda e nuovissima piattaforma eretta presso Starbase in Texas, segna il passaggio definitivo da un prototipo puramente sperimentale a un’architettura operativa estremamente avanzata. L’aggiornamento strutturale punta dritto alla riutilizzabilità rapida e al rifornimento in orbita, requisiti tecnici e ingegneristici assoluti per poter supportare le ambiziose missioni lunari della NASA e garantire il ritorno in completa sicurezza degli astronauti sulla superficie del nostro satellite naturale.
Super Heavy: potenza bruta e aerodinamica rivoluzionata
Per ammirare Starship V3 in tutta la sua imponenza bisognerà alzare lo sguardo ancora di più: il nuovo veicolo supera i suoi predecessori di circa 1,5 metri in altezza. Il vero salto di qualità risiede tuttavia nella propulsione e nell’affidabilità tecnica. Entrambi gli stadi del razzo sono ora equipaggiati con i nuovissimi motori Raptor 3, aggiornamenti notevolmente più snelli e potenti rispetto ai precedenti Raptor 2. Nel caso del booster Super Heavy, questo si traduce in 33 propulsori capaci di generare una spinta combinata al decollo spaventosa, superiore a 18 milioni di libbre.
L’aerodinamica e la struttura esterna hanno subito modifiche radicali. Le alette a griglia, fondamentali per guidare il maestoso booster verso un atterraggio di precisione, sono passate da 4 a 3. Ogni aletta è ora più grande del 50% e posizionata strategicamente più in basso sul tronco del razzo per evitare i danni termici durante la delicata fase di “hot-staging“, ovvero l’accensione dei motori dello stadio superiore frazioni di secondo prima della separazione effettiva. Anche l’anello di separazione a caldo è stato riprogettato e fissato saldamente alla cima del booster, eliminando il pezzo intermedio che nella versione V2 si staccava cadendo passivamente verso la Terra. All’interno del Super Heavy, un nuovo tubo per il trasferimento del carburante permetterà accensioni simultanee e fulminee dei 33 Raptor 3, ottimizzando i consumi sia per il decollo che per le frenate di rientro.
Ship e il rebus cruciale dei combustibili criogenici
Lo stadio superiore, Ship, presenta una lista altrettanto corposa di miglioramenti hardware. Oltre a un serbatoio propellente più capiente e un sistema di controllo dell’assetto notevolmente ottimizzato, SpaceX ha riorganizzato l’intero impianto idraulico ed elettrico. La vera sfida ingegneristica per il futuro a medio termine riguarda però la gestione dei fluidi. L’azienda ha introdotto 4 porte di attracco lungo la fusoliera di Starship, integrando un sistema dedicato per il trasferimento e la conservazione dei propellenti criogenici in condizioni di microgravità.
Conservare e trasferire combustibile a temperature estreme tra 2 astronavi in orbita è una tecnologia complessa che SpaceX deve ancora tentare concretamente, ma rappresenta la chiave di volta dell’intero progetto. Per spingere Starship oltre l’orbita terrestre bassa, il veicolo necessiterà di missioni di rifornimento utilizzando altre Starship “cisterna” per riempire i serbatoi prima del viaggio interplanetario. Dimostrare questa capacità in tempi brevi è tassativo per rispettare la rigorosa tabella di marcia della NASA: le qualifiche per i voli con equipaggio e un allunaggio di prova senza persone a bordo devono essere completati prima di poter caricare gli astronauti per la missione Artemis IV, attualmente prevista per la fine del 2028.
Il test del 19 maggio
La pressione per il debutto del 19 maggio è alle stelle, poiché la NASA si affida pesantemente alle tempistiche di SpaceX. Un volo di successo per la V3 dovrà soddisfare una lunga e complessa serie di obiettivi tecnici in rigorosa sequenza. In primo luogo, sarà fondamentale il rilascio orbitale con il dispiegamento di 22 carichi fittizi, appositamente progettati per simulare la massa dei futuri satelliti Starlink. Contemporaneamente, si procederà a un’attenta ispezione termica: le telecamere montate sui carichi simulati valuteranno in tempo reale l’efficienza del nuovo scudo della Ship, rilevando tempestivamente eventuali mattonelle mancanti o danneggiate dalla violenza del lancio.
Un altro passaggio estremamente critico prevede la complessa riaccensione di un motore Raptor 3 direttamente nel gelido vuoto spaziale, un test a cui seguiranno delicate manovre di stress per verificare la tenuta strutturale del veicolo durante le infuocate fasi del rientro atmosferico. Infine, la missione dovrà concludersi con le decise frenate propulsive di entrambi gli stadi, essenziali per garantire un ammaraggio morbido e perfettamente controllato in mare aperto. È una sequenza di eventi serrata e tecnicamente spietata, in cui ogni singolo intoppo potrebbe avere ripercussioni profonde sull’intero calendario, rischiando di ritardare il sogno di rimettere piede sulla Luna.
