Lo Spazio profondo sa ancora come sorprenderci, e l’ultimo evento meteo spaziale ne è stata la prova evidente quando, lo scorso 4 maggio alle 14:50 UTC, un’improvvisa espulsione di massa coronale (CME) ha colpito il nostro pianeta senza alcun preavviso. Questo flusso di particelle cariche provenienti dal Sole ha scosso la magnetosfera terrestre, scatenando tempeste geomagnetiche classe G2. Si è trattato di un impatto inaspettato, che ci ha ricordato quanto sia dinamica e imprevedibile l’attività della nostra stella. Ora, a distanza di due giorni dall’urto iniziale, il pianeta sta finalmente uscendo dalla scia turbolenta lasciata dal passaggio della CME. Il monitoraggio dei satelliti indica che la pressione del vento solare sta diminuendo, permettendo al guscio protettivo della Terra di tornare lentamente al suo stato di equilibrio naturale dopo ore di intensa attività magnetica.
Verso la quiete magnetica
Mentre la scia dell’espulsione solare si dirada nello Spazio, nella giornata odierna, 6 maggio, sono ancora possibili fenomeni di classe G1, ovvero tempeste minori che rappresentano gli ultimi sussulti dell’attività solare prima del ritorno definitivo alla normalità. Questa fase di transizione è fondamentale per comprendere come il campo magnetico terrestre riesca a dissipare l’energia accumulata durante gli eventi più importanti.
