Terremoto in Indonesia, scossa di magnitudo 6.2 nel Mar di Banda: sisma profondo | DATI e MAPPA

Secondo i dati INGV, l’evento sismico è stato registrato alle 19:53 ora italiana. L’area colpita si trova in una delle zone tettonicamente più complesse del pianeta

Un terremoto in Indonesia di magnitudo 6.2 è stato registrato alle 19:53 ora italiana nel settore orientale dell’arcipelago, nell’area del Mar di Banda, secondo i dati indicati dall’INGV. L’ipocentro è stato localizzato a una profondità di 130 chilometri, un elemento rilevante per valutare la propagazione delle onde sismiche e il possibile impatto in superficie. La profondità stimata fa rientrare il sisma tra gli eventi a profondità intermedia: scosse di questo tipo possono essere avvertite anche a distanza, ma tendono generalmente a produrre effetti più attenuati in superficie rispetto a terremoti superficiali di pari magnitudo.

L’evento è avvenuto in mare, nel Mar di Banda, un bacino circondato da numerose isole e inserito in una cintura sismica tra le più attive al mondo.

Perché l’Indonesia è una delle aree più sismiche del mondo

L’Indonesia si trova in un contesto geologico estremamente dinamico, lungo il margine tra grandi placche litosferiche. La regione è parte della cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico, un’area caratterizzata da intensa attività sismica e vulcanica. In Indonesia, la sismicità è legata a processi di subduzione, collisione, deformazione interna delle placche e sistemi di faglie trascorrenti e inverse.

Secondo la sintesi sismotettonica dell’USGS, l’area indonesiana è caratterizzata da una notevole varietà di meccanismi di fagliazione, con terremoti associati a subduzione, estensione, compressione e movimenti trascorrenti. Questa complessità rende l’arcipelago uno dei laboratori naturali più importanti per lo studio dei terremoti e, allo stesso tempo, una delle regioni con maggiore esposizione al rischio sismico.

Le faglie e la subduzione nel Mar di Banda

Il Mar di Banda si trova in una zona dove la struttura delle placche è particolarmente complessa. Qui interagiscono sistemi legati alla placca australiana, alla placca della Sonda e a microplacche regionali. La convergenza e la subduzione generano terremoti a diverse profondità, dai sismi superficiali fino a eventi intermedi e profondi.

La presenza di un ipocentro a 130 km è coerente con un terremoto che può essere collegato alla deformazione interna di una placca in subduzione, cioè a processi che avvengono non necessariamente sulla superficie di contatto tra due placche, ma all’interno della litosfera che scende nel mantello. In un precedente evento nel Mar di Banda, le autorità indonesiane avevano descritto un terremoto di profondità intermedia come legato alla deformazione delle rocce durante la subduzione, classificandolo come evento intraplacca.

Rischio sismico nel Mar di Banda: una zona ad alta energia tettonica

Il rischio sismico nel Mar di Banda dipende da più fattori: frequenza dei terremoti, profondità degli ipocentri, distanza dalle aree abitate, vulnerabilità degli edifici e possibile generazione di fenomeni secondari. In generale, la regione è nota per la sua elevata attività, con terremoti che possono avvenire sia lungo le zone di subduzione sia lungo faglie interne alla placca.

Gli eventi profondi o intermedi, come quello indicato a 130 km, possono essere percepiti su aree ampie, ma spesso producono danni minori rispetto ai terremoti superficiali, a parità di magnitudo. Diverso è il caso dei terremoti superficiali, soprattutto se localizzati vicino alle coste o sotto aree densamente popolate: in quei casi il potenziale distruttivo aumenta sensibilmente.

Precedenti storici: i forti terremoti nell’Indonesia orientale

L’Indonesia ha una lunga storia di terremoti forti e distruttivi. Nel settore orientale del Paese, il Mar di Banda e le regioni limitrofe hanno registrato più volte scosse significative. L’USGS ha segnalato, ad esempio, un terremoto di magnitudo 7.1 nel Mar di Banda l’8 novembre 2023, avvenuto per fagliazione trascorrente a bassa profondità.

Sempre nel novembre 2023, una serie di forti terremoti colpì l’Indonesia orientale, con epicentri in un’area remota dell’arcipelago e senza immediate segnalazioni di vittime o gravi danni secondo le prime informazioni diffuse all’epoca. Le autorità indonesiane esclusero in quel caso il rischio tsunami, invitando comunque la popolazione a prestare attenzione a possibili repliche.

Il precedente più drammatico nella memoria recente dell’Indonesia resta il terremoto del 2004 al largo di Sumatra, di magnitudo 9.1, che generò uno tsunami devastante nell’Oceano Indiano. Quel disastro dimostra quanto la sismicità indonesiana possa avere effetti ben oltre l’area epicentrale quando il terremoto è superficiale, molto forte e in grado di spostare grandi volumi d’acqua.

Terremoto profondo, magnitudo 6.2 e possibili effetti

Un terremoto di magnitudo 6.2 è un evento energeticamente importante. Tuttavia, la profondità di 130 chilometri cambia il quadro degli effetti attesi. Le onde sismiche, partendo da un ipocentro profondo, tendono a distribuirsi su un’area più ampia, ma con uno scuotimento generalmente meno concentrato e meno violento in superficie rispetto a un sisma superficiale.

Questo non significa che la scossa non possa essere stata avvertita. In aree insulari come quelle dell’Indonesia orientale, anche terremoti profondi possono essere percepiti dalla popolazione, soprattutto negli edifici alti o su terreni che amplificano le onde sismiche. Tuttavia, senza dati ufficiali su intensità macrosismica, danni o segnalazioni locali, non è corretto indicare effetti specifici non confermati.

Il contesto geologico: perché il Mar di Banda è così complesso

Il Mar di Banda è circondato da archi insulari, fosse oceaniche, dorsali e bacini profondi. Questa configurazione è il risultato di milioni di anni di convergenza tra placche, subduzione e rotazioni di blocchi crostali. La letteratura scientifica descrive l’arco di Banda come una delle aree più complesse dell’intero sistema indonesiano, con una storia tettonica che include subduzione oceanica, collisione arco-continente e arretramento della lastra in subduzione.

In questo quadro, i terremoti non si concentrano lungo una sola faglia principale, ma possono verificarsi su più strutture attive, a profondità diverse e con meccanismi differenti. È proprio questa complessità a rendere la zona particolarmente monitorata dagli osservatori sismologici internazionali.

Il nuovo terremoto in Indonesia conferma la fragilità sismica di un Paese esposto in modo permanente a scosse anche molto forti. La combinazione tra geologia complessa, popolazione distribuita su migliaia di isole e presenza di aree costiere rende fondamentale il monitoraggio continuo, insieme alla prevenzione e alla preparazione della popolazione.

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