Tumore al pancreas: identificato il fattore di resistenza alle nuove terapie molecolari

Una ricerca coordinata dalla Sapienza ha identificato nella proteina Fra-2 un fattore chiave della resistenza ai farmaci impiegati contro l’adenocarcinoma del pancreas

Una recente scoperta potrebbe cambiare il modo in cui si affronta uno dei tumori più aggressivi: l’adenocarcinoma duttale del pancreas. Al centro della ricerca c’è la mutazione del gene KRAS, da tempo riconosciuta come uno dei principali motori della malattia. Negli ultimi anni, i farmaci progettati per colpire questa alterazione hanno acceso nuove speranze, ma con un limite importante: le cellule tumorali riescono ad adattarsi rapidamente, sviluppando resistenza e rendendo le terapie meno efficaci. Ora un team di ricercatori della Sapienza Università di Roma, guidato da Gian Luca Rampioni Vinciguerra, in collaborazione con la Ohio State University, ha individuato un possibile “interruttore” di questo meccanismo di difesa. Si tratta della proteina Fra-2, che giocherebbe un ruolo chiave nel permettere al tumore di aggirare i trattamenti mirati contro KRAS.

Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Proceedings of the National Academy of Sciences, mostra che Fra-2, normalmente coinvolta nella risposta cellulare allo stress, viene attivata in modo anomalo nelle cellule tumorali sottoposte a terapia. Questa attivazione altera profondamente il funzionamento genetico delle cellule malate, consentendo loro di continuare a proliferare anche quando KRAS viene bloccato dai farmaci. In altre parole, il tumore riesce a “cambiare strada”, diventando indipendente dal bersaglio terapeutico e vanificando l’efficacia dei trattamenti disponibili.

La scoperta, però, apre anche una nuova prospettiva: colpire contemporaneamente KRAS e Fra-2 potrebbe rappresentare una strategia più efficace. I test di laboratorio indicano infatti che la doppia inibizione potenzia in modo significativo la risposta terapeutica, suggerendo una possibile via per migliorare la cura di una neoplasia ancora difficile da trattare. La ricerca è stata sostenuta da Fondazione AIRC e ha coinvolto diversi centri di eccellenza italiani, tra cui il Policlinico Gemelli, il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano e le Università di Verona e Modena e Reggio Emilia, a conferma di una collaborazione scientifica ampia e multidisciplinare.