Vigili del Fuoco, “Seveso 50 anni dopo”: a Roma giornata di studio su sicurezza industriale e prevenzione | FOTO

Il convegno ha l’obiettivo di rafforzare le sinergie tra competenze tecniche, scientifiche e operative per promuovere sistemi sempre più efficaci di prevenzione e mitigazione del rischio industriale

Si è svolta oggi a Roma, presso l’Istituto Superiore Antincendi dei Vigili del Fuoco, la giornata di studio “Seveso, 50 anni dopo: dall’incidente all’innovazione della cultura della sicurezza”, promossa per riflettere sull’eredità tecnica e culturale lasciata dal disastro del 10 luglio 1976 e sulle nuove sfide della prevenzione del rischio industriale. Il tutto con l’obiettivo di trasformare la memoria storica dell’incidente di Seveso in un’occasione concreta di analisi e prospettiva, confermando il valore della prevenzione, della formazione e della cooperazione tra istituzioni come strumenti fondamentali per la sicurezza.

A cinquant’anni dall’evento che ha segnato la nascita della moderna cultura europea della prevenzione degli incidenti rilevanti, il convegno ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, mondo accademico e industria sui temi della sicurezza industriale, dell’analisi del rischio e della tutela del territorio. Nel corso dei lavori sono stati affrontati i principali scenari legati alla gestione del rischio: dalle interazioni NaTech alla transizione energetica, fino all’evoluzione della pianificazione territoriale e della gestione multirischio.

L’iniziativa ha visto la partecipazione del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, ISPRA-SNPA, INAIL, Protezione Civile Nazionale e della comunità dell’ingegneria chimica rappresentata da AIDIC – Associazione Italiana di Ingegneria Chimica, con l’obiettivo di rafforzare le sinergie tra competenze tecniche, scientifiche e operative per promuovere sistemi sempre più efficaci di prevenzione e mitigazione del rischio industriale. L’incontro è stato moderato del Direttore centrale per la Prevenzione incendi VVF.

Interventi

Capo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, Eros Mannino:l’evento dell’ICMESA, nel 1976, ha segnato profondamente la coscienza europea, ridefinendo rapporti fra insediamenti produttivi e tutela della collettività, oltre che avviare una moderna cultura della prevenzione dei rischi industriali. Nel corso del tempo si è constatato quanto la gravità degli impatti di questi incidenti fosse amplificata da un rapporto inadeguato tra stabilimenti produttivo e territorio circostante. All’interno di questa architettura normativa il Corpo nazionale esercita le proprie attribuzioni in un sistema integrato, ma in costante condivisione con altre Istituzioni, questo perché al Corpo nazionale è affidata competenza istruttoria di controllo sugli stabilimenti di soglia superiore. Questa cooperazione tra vari enti è fondamentale per garantire una governance di rischio solida. Per tracciare con efficacia le future traiettorie della prevenzione, della mitigazione dei pericoli di fronte a questi scenari complessi, diventa fondamentale assicurare sinergia e dibattito aperto con tutti gli attori coinvolti nel sistema. Il tutto attraverso un confronto costruttivo e partecipato”.

Direttore Generale INAIL Marcello Fiori:dall’incidente di Seveso tutta Europa si è dotata di una normativa sugli incidenti industriali. L’ Inail, insieme al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, l’Ispra, la Protezione Civile fa la sua parte per costruire una cultura della prevenzione e della sicurezza”.

Presidente ISPRA e SNPA Maria Alessandra Gallone: “ricordare Seveso significa non solo fare memoria, ma soprattutto assumersi una responsabilità verso il futuro. Occorre una nuova cultura della prevenzione perché la sicurezza non può essere considerata solo un adempimento burocratico, ma rappresenta una forma evoluta di responsabilità collettiva. È capacità di prevedere, di monitorare e di condividere dati e competenze e la giornata di oggi è un esempio costruttivo di sinergia e condivisione in questa direzione”.

Presidente AIDIC Giuseppe Ricci: “il caso Seveso ha insegnato all’Europa che la prevenzione nasce dalla conoscenza. Oggi dobbiamo compiere un ulteriore passo avanti: costruire una cultura del rischio moderna, multidisciplinare e resiliente, capace di accompagnare l’industria nei prossimi cinquant’anni. Come AIDIC riteniamo fondamentale che il patrimonio tecnico-scientifico sviluppato in questi decenni venga messo al servizio delle grandi trasformazioni in corso. Non esiste transizione ecologica senza sicurezza, così come non esiste innovazione senza responsabilità tecnica e scientifica”.