Anomalie record nel Mediterraneo: il mare accumula energia e può alimentare supercelle, grandine, alluvioni lampo e tornado

Il bacino accumula enormi quantità di calore e umidità che, all'arrivo di aria più fresca in quota, possono favorire temporali violenti, alluvioni lampo, grandinate e trombe marine

Il Mediterraneo sta vivendo una vera e propria ‘marine heatwave’, con vaste aree che presentano anomalie superiori ai +5°C rispetto ai dati di riferimento. Questa situazione porta il bacino su valori di temperatura tipici di contesti tropicali, trasformando il mare in un enorme serbatoio di energia pronta a essere rilasciata in atmosfera al primo segnale di instabilità. Quando la superficie del mare è così calda, aumenta drasticamente il contenuto di calore latente e di umidità disponibile nella colonna d’aria. Di conseguenza indici termodinamici come CAPE e Lifted Index tendono a schizzare verso valori estremi, soprattutto se in quota si affacciano correnti più fresche che accentuano i contrasti termici verticali. In pratica, il Mediterraneo si comporta come un carburante ad alto potere esplosivo: di per sé non genera temporali, ma rende potenzialmente molto più estremo qualsiasi sistema convettivo che riesca a innescarsi.

Temperature superficiali Mediterraneo 28 giugno

Se nei prossimi giorni dovessero irrompere saccature atlantiche, gocce fredde o intrusioni di aria più fresca in quota, il mix con il mare rovente potrebbe favorire:

  • temporali violenti e persistenti
  • piogge torrenziali e flash flood su aree costiere e interne
  • grandine di grandi dimensioni, favorita da forti updraft
  • raffiche di vento lineari e downburst
  • trombe marine e, localmente, fenomeni vorticosi anche a terra.

In presenza di un ‘buon’ wind shear e convergenze nei bassi strati, non si escludono supercelle e sistemi temporaleschi ben organizzati, capaci di produrre danni estesi in poche ore. Oltre al rischio immediato di fenomeni estremi, un Mediterraneo così caldo ha conseguenze rilevanti anche sul medio-lungo periodo.

Le ‘marine heatwaves’ favoriscono stress sugli ecosistemi marini, alterano la distribuzione delle specie, aumentano il rischio di fioriture algali e incidono sulla pesca e sul turismo.

Allo stesso tempo, la massa d’aria sopra il bacino risulta progressivamente più umida e instabile, influenzando l’andamento delle piogge e la frequenza dei fenomeni estremi sulle coste europee e nordafricane.

Il mar Mediterraneo, di fatto, oggi rappresenta uno straordinario bacino di energia; pur non essendo autonomamente in grado di scatenare un temporale, trasforma l’arrivo di ogni corrente fredda in un potenziale detonatore per fenomeni estremi e fuori dal comune.

Ciò che stiamo osservando oggi si inserisce in una sequenza di episodi in cui un Mediterraneo eccezionalmente caldo ha funzionato da detonatore per fenomeni estremi sulle coste circostanti. Negli ultimi anni diverse configurazioni con mari sopra media e arrivo di aria fresca in quota hanno favorito alluvioni lampo, supercelle e trombe marine, delineando un pattern ormai sempre più ricorrente.

In diverse circostanze, infatti, i mari insolitamente caldi tra le Isole Baleari, la Catalogna, la Costa Azzurra e l’Italia hanno rifornito d’energia violenti nubifragi autorigeneranti (i cosiddetti V-Shaped). Con masse d’aria estremamente umide a livello del suolo e nuclei d’aria fredda in alta quota, hanno preso vita fenomeni temporaleschi stazionari, capaci di riversare in poche ore volumi di pioggia equivalenti alla media di un intero mese.